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Federica DiFederica

I social network possono causare depressione negli adolescenti: come riconoscerne i segnali

La vita digitale spesso incontrollata produce un effetto non sempre positivo sul benessere di adolescenti e giovani internauti. Questa situazione ha portato gli scienziati di tutto il mondo a cercare prove per capire in che modo i social network possono influenzare l’equilibrio mentale di chi usa e abusa di essi.

Instagram, ad esempio, è spesso direttamente collegato alla nostra autostima, immagine e valore. L’avere molti o pochi Mi piace può mettere in discussione chi siamo e cosa facciamo. Photoshop è la panacea per migliaia di follower, ma non è mai abbastanza.

Stiamo tutti confrontandoci con gli altri e ci sentiamo male perché c’è sempre qualcuno che ci mette a disagio“, afferma chi è devastato dall’uso dei social. Ma c’è anche chi ha deciso di reagire: apparire senza trucco o filtri è ormai una prova di coraggio.

Per gli esperti, la moltiplicazione di immagini che suggeriscono vite perfette può trasformarsi in tormento: “Riteniamo che il tempo trascorso al confronto sociale, come le immagini di colleghi che mostrano corpi perfetti, sia correlato ai sintomi di depressione adolescenziale “, ha spiegato Elroy Boers, del Dipartimento di Psichiatria dell’Università di Montreal, in Canada.

 

Salute mentale

Per quattro anni, 3.800 giovani, di età compresa tra 12 e 16 anni, hanno risposto ai questionari sul tempo trascorso davanti ai diversi tipi di social network e ai loro sintomi di depressione. Secondo Boers, oltre al fenomeno del confronto, un’altra ipotesi è che gli algoritmi di rete (che consentono di distribuire agli utenti contenuti simili a quelli a cui si ha accesso) possano rafforzare le condizioni depressive. Se l’utente cerca “magrezza” o “depressione”, viene offerto più contenuto relativo al tema. Nello studio non è stato possibile identificare il legame tra videogiochi e depressione.

Tra le crescenti preoccupazioni per la salute mentale nei giorni di Internet, Instagram ha annunciato la fine dei Mi piace per la visualizzazione di foto e video. L’iniziativa ha affrontato già alcuni test. “Non vogliamo che le persone si sentano come se fossero in competizione“, hanno fatto sapere. Un sondaggio del 2017 della Royal Society for Public Health (RSPH), nel Regno Unito, ha riconosciuto la rete come la peggiore per la salute mentale dei giovani.

Anche altre società stanno apportando modifiche considerando le loro piattaforme. Twitter sta studiando la capacità di nascondere i pulsanti Mi piace e Retweet. E su Facebook e Instagram, il controllo del tempo trascorso su piattaforme è già possibile tramite Strumenti.

Contro il bullismo, un altro fattore nello squilibrio emotivo dei giovani, Instagram ha anche annunciato una funzione di avviso di offesa. Per proteggersi da sensazioni spiacevoli, una raccomandazione medica è quella di cercare un contatto faccia a faccia con le persone, il che rimane la migliore via d’uscita contro la sensazione di isolamento.

 

Fare attenzione ai segnali

Non è semplice notare la depressione nei bambini. “Difficilmente parleranno“, affermano gli psichiatri. L’isolamento, un repentino cambiamento di umore e un improvviso scambio di amici indicano che è tempo di accendere la luce gialla. Se viene rilevata un’angoscia relativa a Internet, è necessario chiedere aiuto professionale. In alcuni casi, può essere raccomandato smettere di seguire profili dannosi o addirittura di abbandonare alcune piattaforme per un po’.

Ma ecco altri segnali da non trascurare:

1. Tempo sui social network: i genitori dovrebbero essere consapevoli del comportamento dei propri figli, come il tempo di connessione e il contenuto visualizzato e pubblicato.

2. Durata dell’uso dello schermo: è importante assicurarsi che l’uso di Internet non si sovrapponga all’interazione faccia a faccia con la famiglia, gli amici e l’attività fisica.

3. Routine e riposo: anche la consueta routine del sonno deve essere preservata.

Federica DiFederica

Estate: abbiamo bisogno di una vacanza dai social media

È estate, quindi molte persone pubblicano foto delle vacanze su varie piattaforme di social media. Lo farei anche io (se fossi in qualche isola sperduta, n.d.r.). Accedere ai social è come accedere alla vita degli altri: guardo i post degli altri, commentando a volte. Come la maggior parte delle persone, ho letto gli avvertimenti sul non pubblicare in anticipo piani di viaggio o condividere aggiornamenti che potrebbero indurre i potenziali ladri a entrare in case vuote. Tuttavia, questa preoccupazione non è la causa principale della mia riluttanza a farlo se dovessi mancare da casa per alcuni giorni.

Varie piattaforme (e Facebook in particolare) sono, stranamente, sia una sorta di diario che una performance pubblica – e, quando viaggio, mi rendo conto che il diario è davvero un’illusione. Se Facebook fosse un diario, sarebbe quello che si potrebbe leggere ad alta voce in un parco pubblico – o almeno in una riunione di amici, parenti e colleghi.

Viaggiare con gli altri significa vicinanza fisica forzata e un senso accresciuto di nuove esperienze condivise in modo sincrono. Fa capire cosa fanno e non forniscono i social media.

 

Quando si prende una vacanza dai social media

In vacanza, per me, i “social” e i “media” si separano. Il social ha luogo nelle mie interazioni con le persone con cui sto viaggiando o con le nuove persone che incontro lungo il mio viaggio. Potrebbe anche accadere con le persone che mi sono abbastanza vicine da sapere dove (geograficamente) sono. Ma gli “amici” di Facebook non potrebbero mai comprenderne tutti i reali risvolti della mia esperienza poichè non hanno quella consapevolezza granulare della mia vita. L’interazione con loro è un diverso tipo di “socialità”. Anche se gradevole e gratificante, è decisamente più performante. Il viaggio mi rende più consapevole di questo.

Sui social media, ciascuna delle mie vacanze alla fine diventerà una storia. Mentre viaggio, la sceneggiatura viene improvvisata su base giornaliera; per quanto mi riguarda, non è pronto per il consumo pubblico. Lo diverrà. A casa, una volta che so come si è sviluppata la storia delle vacanze, quali sono stati i momenti salienti, come è finita, cosa voglio richiamare o ricordare, diventa dettagli e foto. A casa, i “social” e i “media” si confondono ancora una volta. La consapevolezza di ciò che Facebook e qualsiasi altro social network è davvero e non svanisce di nuovo – fino al prossimo viaggio.

Mi rendo conto che molte persone usano varie piattaforme in modo molto diverso durante le vacanze, e non intendo avanzare alcuna critica dei loro modi. Le nostre esperienze sui social media (soprattutto date le grandi differenze tra le piattaforme – diciamo, Facebook contro Instagram) variano notevolmente. Ma mi viene in mente l’affermazione dell’antropologo e psicologo Robin Dunbar. “Non c’è dubbio”, ha detto, “che reti come Facebook stiano cambiando la natura dell’interazione umana“.

Quello che fa Facebook e perché ha avuto così tanto successo in così tanti modi è il permettere di tenere traccia delle persone che altrimenti scomparirebbero efficacemente. Ma una delle cose che mantiene (ancora) forti le amicizie faccia a faccia è la natura dell’esperienza condivisa: ridere insieme, ballare insieme, rimanere a bocca aperta davanti ad un tramonto.

Abbiamo un equivalente sui social media – condividere, apprezzare, sapere che tutti i tuoi amici hanno guardato lo stesso video di gatti su YouTube che hai fatto tu – ma manca della sincronicità dell’esperienza condivisa. È come una commedia che guardi da solo: non riderai così forte o spesso, anche se sei pienamente consapevole che tutti i tuoi amici penserebbero allo stesso modo dell’ilarità della battuta. Abbiamo visto lo stesso film, ma non possiamo legarci allo stesso modo.

Viaggiare con gli altri significa vicinanza fisica forzata e un senso accresciuto di nuove esperienze condivise in modo sincrono. Non sorprende, quindi, che ci si renda sempre di più conto di ciò che i social media fanno e non forniscono.

Federica DiFederica

Perchè i social media possono influenzare la nostra salute mentale (e cosa fare al riguardo)

I social media hanno avuto un impatto su buona parte delle persone, di qualsiasi fascia d’età, uomini e donne. E in ogni campo della loro vita. In particolare, i social media hanno avuto un impatto negativo significativo sulla salute mentale degli studenti in particolare.

Per chiunque sia un utente regolare di social media (ovvero la maggior parte di noi oggi), questo non sarà una sorpresa. Con tutti che condividono i loro “momenti salienti”, le  donne trovano particolarmente difficile vedere la propria vita o persino il proprio corpo abbastanza “bello”, appropriato, sexy.

Una delle scoperte chiave di molti lavori è che le utenti di Instagram più giovani ha confermato, una volta di più, che le immagini sull’app fanno percepire il proprio corpo in modo improprio e, sicuramente, poco attraente. Questa la considerazione di molte giovani appena ventenni. Tuttavia, le donne leggermente più grandi (seconde metà dei 20 anni) sentivano l’inadeguatezza nel loro lavoro e nello stile di vita. Rispetto alle immagini delle vite sociali apparentemente favolose e delle carriere degli altri su Instagram, hanno sentito che le loro vite “mancavano di significato“.

 

Tecnologia o cultura?

Spesso, la colpa dei problemi percepiti per mezzo delle nuove tecnologie viene interamente attribuita proprio a quelle stesse tecnologie. Ma se vogliamo trovare una soluzione reale a questi problemi, dobbiamo scavare un po’ più a fondo.

La cosa che fa paura sui social media è che è accessibile tutto il giorno, tutti i giorni e da qualsiasi luogo per tutto il tempo che vogliamo. In altre parole, non è solo Instagram il problema. Sono le pressioni sociali che mettono sulle giovani donne che fanno parte della nostra cultura da molti anni e che ora vengono amplificate dai social media. Non sono solo riviste di bellezza, ora sono tutti gli amici.

Spesso i genitori e gli educatori sostengono che la soluzione migliore sia semplicemente quella di non usarli. È come dire a qualcuno di non usare il telefono. Ma, se non è Instagram, sarà qualche altro social.

La vera soluzione, quindi, sta nel costruire la resilienza e l’autostima. Sentirsi bene con se stessi fa sì che non non ci si confronti con il resto di amici e conoscenti e sconosciuti. L’altro passo sta nella gratitudine. Spesso dimentichiamo quanto siano, in effetti, belle le nostre vite. I social media certamente non aiutano neanche questo.

Fortunatamente, la scienza sembra indicare che la gratitudine sia, in realtà, un fattore chiave per la felicità.

Federica DiFederica

I social media e i loro effetti sulle nostre vite: i pro e i contro del loro uso, le prove e le incognite

Tre miliardi di persone, circa il 40% della popolazione mondiale, utilizzano i social media online e vi trascorriamo in media due ore al giorno per condividere, apprezzare, twittare e aggiornare queste piattaforme. Si riduce a circa mezzo milione il numero di tweet e di foto di Snapchat condivise ogni minuto.

Con i social media che giocano un ruolo così importante nelle nostre vite, sacrifichiamo la nostra salute mentale e il nostro benessere così come il nostro tempo? La ricerca che esiste si basa principalmente sull’autovalutazione, che spesso può essere imperfetta e la maggior parte degli studi si concentra su Facebook. Detto questo, si tratta di un’area di ricerca in rapida crescita e gli indizi stanno cominciando ad emergere. Ecco, a seguire, alcuni dei risultati.

 

Stress

Le persone usano i social media per sfogarsi su tutto, dal servizio clienti alla politica, ma il lato negativo di questo aspetto è che i nostri feed spesso assomigliano a un flusso infinito di stress. Nel 2015, i ricercatori del Pew Research Center hanno cercato di scoprire se i social media inducono più stress di quanto lo possa alleviare. Nel sondaggio  di 1.800 persone, le donne hanno riferito di essere più stressate rispetto agli uomini. Nel complesso, i ricercatori hanno concluso che l’uso dei social media era legato a “livelli leggermente inferiori” di stress.

 

Umore

Uno stato d’animo buono o cattivo può diffondersi tra le persone sui social media. Questo ha aumentato il numero di post negativi dell’1% e i ricercatori hanno scoperto che un post negativo di qualcuno in una città piovosa ha influenzato altri 1,3 post negativi da parte di amici che vivevano in città aride. La notizia migliore è che i post felici hanno avuto un’influenza più forte; ognuno ha ispirato 1,75 messaggi più felici. Tuttavia, non è chiaro se un post felice si traduca in una vera e propria spinta al buonumore.

 

Ansia

I ricercatori hanno guardato all’ansia generale provocata dai social media, caratterizzata da sentimenti di inquietudine e preoccupazione e difficoltà a dormire e concentrarsi. Non è chiaro se e come i social media causino ansia. I ricercatori hanno concluso che occorre fare più ricerca.

 

Depressione

Mentre alcuni studi hanno trovato un collegamento tra depressione e uso dei social media, c’è una ricerca emergente su come possano effettivamente essere una forza positiva. I ricercatori hanno rilevato livelli più elevati di sintomi depressivi tra coloro che hanno riferito di avere più interazioni negative. Gli scienziati stanno anche esaminando come i social media possano essere utilizzati per diagnosticare la depressione, che potrebbe aiutare le persone a ricevere le cure con prevenzione.

 

Sonno

Ora siamo circondati da luci artificiali tutto il giorno e anche la notte. La ricerca ha scoperto che questo può inibire la produzione del corpo dell’ormone melatonina, che facilita il sonno – e la luce blu, che viene emessa dagli schermi di smartphone e laptop è considerata la peggiore colpevole. In altre parole, se di notte controlliamo Facebook e Twitter, avremo un sonno irrequieto. I ricercatori dicono che questo potrebbe essere causato da un eccitamento fisiologico prima del sonno e le luci brillanti dei nostri dispositivi possono ritardare i ritmi circadiani. Ma non hanno potuto chiarire se i social media causino disturbi del sonno.

 

Dipendenza

La dipendenza dai social media non è inclusa nell’ultimo manuale diagnostico per i disturbi della salute mentale. Detto questo, i social media stanno cambiando più velocemente di quanto gli scienziati possano tenere il passo, quindi vari gruppi stanno cercando di studiare i comportamenti compulsivi legati al loro uso. E se la dipendenza dai social media esiste, sarebbe un tipo di dipendenza da Internet – e questo è un disturbo classificato. L’uso eccessivo è legato a problemi relazionali.

 

Autostima

Le riviste femminili e il loro uso di modelli sottopeso e Photoshop sono stati a lungo denigrati per aver sollevato problemi di autostima tra le giovani donne. Ma ora, i social media, con i loro filtri, le luci e le angolazioni migliori, stanno diventando una preoccupazione primaria tra alcuni gruppi di campagne e organizzazioni di beneficenza. Ma non sono solo i selfie che hanno il potenziale per intaccare l’autostima. Uno  studio condotto  su 1.000 utenti svedesi ha rilevato che le donne che hanno trascorso più tempo su Facebook hanno riferito di sentirsi meno felici e fiduciose. Facebook ha avuto un effetto positivo sull’autostima rispetto ad altre attività che aumentano la consapevolezza di sé. Specchi e foto, spiegano i ricercatori, ci fanno confrontare con gli standard sociali, mentre guardare i nostri profili Facebook potrebbe aumentare l’autostima perché è più facile controllare come ci si presenta al mondo.

 

Benessere

Nel complesso, gli effetti dei social media sul benessere sono ambigui. Tuttavia, ci sono prove più chiare dell’impatto su un gruppo di persone: i social media hanno un effetto più negativo sul benessere di coloro che sono più socialmente isolati.

 

Rapporti

Anche la semplice presenza di un telefono può interferire con le nostre interazioni, in particolare quando stiamo parlando di qualcosa di significativo. Le donne passano molto più tempo su Facebook e, rispetto agli uomini, sperimentano molta più gelosia nel farlo.

 

Invidia

Tuttavia, l’invidia non è necessariamente un’emozione distruttiva – spesso può farci lavorare di più. Ma il tipo di invidia che i ricercatori hanno rilevato è “benevola”, poichè sostengono porti la persona a migliorarsi.

 

Solitudine

Coloro che trascorrono più tempo sui social media hanno il doppio delle probabilità di riportare l’isolamento sociale, che può includere la mancanza di un senso di appartenenza sociale, impegno con gli altri e relazioni soddisfacenti. Passare più tempo sui social media, hanno detto i ricercatori, potrebbe spostare l’interazione faccia a faccia e anche far sentire le persone escluse. “L’esposizione a tali rappresentazioni altamente idealizzate delle vite dei pari può suscitare sentimenti di invidia e la convinzione distorta che gli altri conducano a vite più felici e di maggior successo, il che può aumentare l’isolamento sociale percepito“, spiegano.

 

Conclusioni

È chiaro che in molte aree, non si sa ancora abbastanza per trarre conclusioni forti. Tuttavia, le prove indicano che i social media influenzano le persone in modo diverso, a seconda delle condizioni preesistenti e dei tratti della personalità.

Come per il cibo, il gioco d’azzardo e molte altre tentazioni dell’era moderna, è probabilmente sconsigliabile un uso eccessivo per alcuni individui. Ma allo stesso tempo, sarebbe sbagliato dire che i social media siano una cosa universalmente negativa, perché chiaramente portano una miriade di benefici alle nostre vite.

Federica DiFederica

Che cos’è il “micro-cheating” e quando diventa una vera infedeltà?

C’era un tempo in cui l’infedeltà era legata a una macchia di rossetto sul collo di una maglietta, all’odore di profumo sul risvolto della camicia o alla ricevuta incriminante nella tasca dei pantaloni. Anche quando i social network hanno iniziato a emergere, gli indizi erano chiari: un bacio sulla foto di una festa e si poteva credere qualunque cosa. Ma ora, nell’era delle app di appuntamenti e dei messaggi diretti, le cose sono diventate un po’ più complicate.

Ed è qui che entra in gioco il micro-cheating, la parola d’ordine per l’infedeltà, che potrebbe essere tradotta dall’inglese come “micro-inganno“.

 

Micro-tradimento: sei infedele al tuo partner senza rendertene conto

Come suggerisce il nome, questa tendenza ha a che fare con quelle piccole cose che si potrebbe pensare non siano poi così malvagie… ma possono esserlo. E qui sorge il dilemma: se include azioni sottili, come viene definito il micro-cheating?

Sì, dice Martin Graff, professore di psicologia all’Università del Galles del Sud, Regno Unito. In un recente articolo pubblicato da una rivista di psicologia, spiega come l’infedeltà si è evoluta mentre le nostre vite si svolgono sempre più su Internet.

Graff definisce micro-imbroglio qualsiasi atto o comportamento di qualcuno in un rapporto che suggerisce che v’è una terza persona emotivamente o fisicamente coinvolta. Il fatto che comunichiamo sempre di più su Internet rende le relazioni altrettant ambigue.

Prima degli smartphone , il micro-cheating potrebbe essere paragonato all’abitudine di togliere la fede quando si usciva. Ma nell’era digitale è più facile che mai mandare segnali a qualcuno per fargli capire di essere disponibile. Tuttavia, Graff dice che sebbene il micro-cheating non significhi sempre che si sta tradendo il partner, è un comportamento che può portare all’infedeltà. Qualcosa come preparare il terreno. “Il fatto che comunichiamo sempre di più su Internet rende le relazioni sempre più ambigue“, spiega.

Alla luce di tutto ciò, esiste un modo preciso per sapere se qualcuno viene ingannato o se sta imbrogliando? Ecco quattro possibili scenari dai quali mettersi in guardia.

 

1. Inviare un messaggio all’ex

Sei in un concerto con il tuo partner. E scopri che alcune canzoni ti riportano con il pensiero all’ex. Fai una foto e gliela mandi. E attendi la risposta. Che arriva. Se continui la conversazione, sei infedele?

Gli esperti dicono:  “Non c’è niente di sbagliato nell’essere in contatto con l’ex. La situazione è accettabile finché non stai cercando una riconciliazione, sei annoiato o cerchi attenzione. Molte persone scrivono al loro ex in cerca di un impulso veloce per il loro ego, se sanno che quella persona nutre ancora sentimenti nei loro confronti“.

Ma c’è chi asserisce hanno: “Perché uno dovrebbe voler entrare in contatto con un ex se la relazione è finita? Non importa quale sia l’intenzione, non è giusto. Direi che è un imbroglio“.

Livello di infedeltà: 3/5

 

2. “Mi piace” sui post di qualcuno sui social network

Sei a letto, spegni le luci ma non riesci a dormire. Inizi a scrollare su Instagram e ti piacciono le foto di qualcuno con cui, se non fossi impegnato/a, ti piacerebbe esserlo. Fai lo stesso durante il pranzo e sull’autobus sulla strada di casa, lasci alcune emoji sui suoi ultimi post, tra cui un cuore.

Gli esperti dicono: “Le persone che si sentono insicure possono essere più turbate e forse è un segno che c’è un problema più importante nella loro relazione“.

 

Livello di infedeltà: 2/5 se è prima del crepuscolo, 5/5 di notte.

 

3. Costruisci un’amicizia “platonica” su Internet

Sei andato in vacanza con un gruppo di amici dell’università e sei andato a far festa per una serata in cui ti sei divertito molto con qualcuno della tua classe. Diventare amici di Facebook sembrava un passo logico. Da lì, si finisce per seguirsi reciprocamente su Instagram. All’improvviso, un giorno ricevi un messaggio che ti chiede il numero: vuole parlarti.

Gli esperti dicono: “Devi essere onesto e rispettoso, avere una relazione stabile mentre fai questo genere di cose è fuori luogo“.

Ma per altri: “Spesso conoscere persone con le quali abbiamo delle cose in comune non credo ci sia niente di male, ma si deve essere molto chiari con l’altra persona per non fraintendere quella che è un’amicizia. Se si avvia lo scambio di messaggi diretti, in forma strettamente privata, stai nascondendo qualcosa“.

Livello di infedeltà: 4/5.

 

4. Non cancellare il profilo nelle applicazioni di appuntamenti

Dopo diversi mesi di utilizzo di app per appuntamenti, ci vuole un po’per rendere solida quella che sembra diventare una vera relazione. È fantastico, ma non hai ancora deciso di eliminare il tuo profilo nelle app. La usi anche quando sei annoiato.

Gli esperti dicono: “Non cancellare il proprio profilo dalle app di appuntamenti è assolutamente imperdonabile, è un segnale potente per far sentire l’altra persona ansiosa del fatto che non li hai eliminati“.

Livello di infedeltà: 10/5.

Federica DiFederica

5 nuovi termini social media che ogni community manager dovrebbe conoscere

I social network hanno ampliato il raggio d’azione del marketing che comprendono, obbligando la specializzazione di nuovi professionisti digitali e l’aggiunta all’interno di questa attività.

Di fronte a questa costante evoluzione, sono emerse almeno cinque nuove parole e, quindi, professioni nei social media, che ogni community manager deve conoscere. Analizziamole insieme.

Fitstagrammer 

Questa parola è un grande indicatore della classificazione dei contenuti che i social network sono diventati, in un momento in cui questo ha dato l’opportunità di creare un pubblico di nicchia e formati di contenuti, come fitness e salute, accompagnate alle figure proiettate da Instagram su un miliardo di utenti attivi (dato raggiunto a giugno 2018).


Shoefie 

È un’immagine che viene spesso riportata dagli utenti dei social network. Scatti fotografici delle proprie scarpe, anzichè del proprio bel sorriso o del piatto che si sta per degustare. Su Instagram, l’hashtag #shoefie ha più di 683 mila pubblicazioni.


Plandid 

Le immagini che appaiono sui social network, quelle i cui gli stessi utenti sembrano non accorgersi di essere fotografati, si chiamano Plandid.


Bothie

Il formato di questa immagine è noto per mostrare le fotografie dal punto di vista di entrambe le fotocamere di uno smartphone.


Dogfluencer

La strategia che ricorre ai cani come strategia creativa, cerca di generare empatia davanti al pubblico.

Federica DiFederica

Come migliorare la strategia sui social media per Natale

Siamo circondati da luci di Natale. I negozi e i centri commerciali offrono un’atmosfera natalizia quasi stucchevole e la televisione “di Natale” è protagonista con film visti e rivisti e programmi a tema.

Pertanto, è anche il momento di incorporare i contenuti relativi a queste festività nella nostra strategia di marketing nei social media.


Natale nei tuoi contenuti

Tenete presente, dunque, i seguenti punti nella vostra strategia sui social media:

  • Inserite temi natalizi nelle intestazioni dei vostri profili Facebook, LinkedIn, Twitter o Google Plus. Per fare ciò, usate i colori del vostro logo e, se al momento avete una promozione o un servizio speciale attivi per Natale, allegateli ovunque. Questo vi farà risaltare e attirerà l’attenzione degli utenti che vi seguono.
  • Scattate qualche foto dei vostri prodotti accanto all’albero di Natale, decorato con luci natalizie o altre decorazioni legate a queste festività. Ci sono molti modi divertenti per fare foto da aggiungere ai vostri contenuti.
  • Se organizzate un evento natalizio per lo staff, scattate foto e condividetele. Gli utenti adorano questo approccio al brand. Condividete anche le foto dell’ufficio decorato per Natale.
  • Pubblicate contenuti originali che rispondano alle domande dei vostri utenti, come suggerimenti, tutorial e, in modo originale, per dare loro un tocco natalizio accompagnato da una ricetta natalizia o un’idea originale per celebrare una festa. Sappiamo tutti che, ponendo domande ai nostri follower, otteniamo un maggiore coinvolgimento.
  • Fate domande sul dove/come trascorreranno le festività i vostri followers o sul luogo di vacanza natalizio preferito, o su quale tradizione natalizia piace di più!
  • Approfittate della potenza dei video, pubblicando un saluto di Natale per tutti i vostri follower.
Federica DiFederica

Frodi sui social network: a cosa stare attenti e come evitarle

I criminali utilizzano frequentemente i social network per connettersi con potenziali vittime. Questa sezione discute alcune delle tipiche truffe e metodi usati per frodare i consumatori sui social network. La frode può coinvolgere più di una delle tecniche descritte di seguito.

Furto d’identità

I ladri d’identità spesso si rivolgono ai social network per raccogliere informazioni sulle potenziali vittime, che troppo spesso offrono volontariamente informazioni sufficienti in posti pubblici per consentire a un criminale di impersonarle online. Nel 2009, ad esempio, i ricercatori della Carnegie University Mellon hanno pubblicato uno studio che dimostra che è possibile prevedere la maggior parte (e a volte il numero) di previdenza sociale a 9 cifre di un individuo utilizzando le informazioni raccolte dai social network e dai database online.

Le informazioni spesso prese di mira dai ladri di identità includono:

  • Indirizzi e-mail e password;
  • Informazioni sul conto bancario e numeri di carta di credito;
  • Contatti;
  • Accesso al dispositivo dell’utente senza il suo consenso (ad esempio, tramite malware);
  • Numeri di previdenza sociale.

Alcune tecniche di frode a cui prestare attenzione includono:

  • Applicazioni illegali di terze parti. Queste applicazioni canaglia possono sembrare simili ad altre applicazioni di terze parti, ma sono progettate specificamente per raccogliere informazioni. Questa informazione può essere venduta al marketing, ma potrebbe anche essere utile per commettere furti di identità. Queste applicazioni possono apparire come giochi, quiz o questionari nel formato di “Che tipo di personaggio famoso sei?
  • False richieste di amicizia. I truffatori possono creare account falsi sui social network e quindi sollecitare gli altri a connettersi con loro. Questi account falsi possono usare i nomi di persone reali, inclusi conoscenti, o possono essere interamente immaginari. Una volta accettata la richiesta di amicizia, un truffatore potrebbe essere in grado di visualizzare informazioni riservate e private sul profilo di un utente.

Malware

Malware (software dannoso) è un termine che descrive una vasta gamma di programmi che si installano sul computer o sullo smartphone dell’utente, spesso attraverso l’uso di trucchi. Il malware può diffondersi rapidamente su un social network, infettare il computer di un utente e, quindi, diffondersi ai suoi contatti. Questo perché il malware potrebbe sembrare proveniente da un contatto fidato e, di conseguenza, è più probabile che gli utenti facciano clic su collegamenti e/o scarichino programmi dannosi.

Alcune tecniche comuni utilizzate nella diffusione del malware includono:

  • URL abbreviati, in particolare su reti di aggiornamento dello stato o newsfeed. Questi possono portare l’utente a scaricare un virus o visitare un sito Web che tenterà di caricare malware sul computer dell’utente;
  • Messaggi che sembrano provenire da contatti fidati che incoraggiano un utente a fare clic su un collegamento, visualizzare un video o scaricare un file;
  • Un’email che appare provenire dal social network stesso, richiede informazioni o richiede a un utente di fare clic su un link;
  • Applicazioni di terze parti che infettano i computer con software dannoso e li diffondono ai contatti;
  • Avvisi di sicurezza falsi: applicazioni che si presentano come software di protezione da virus e informano l’utente che il suo software di sicurezza non è aggiornato o che è stata rilevata una minaccia.

Ingegneria sociale

Spesso le tecniche di frode più efficaci sono quelle che si basano sullo sfruttare la fiducia dell’utente o ingannandole attraverso “ingegneria sociale“. Esistono varie tecniche di ingegneria sociale che inducono gli utenti a divulgare informazioni sensibili. Questa sezione descrive alcune delle tecniche ben note.

  • Gli attacchi di phishing si verificano quando email, messaggi istantanei o altri messaggi che affermano di provenire da una fonte attendibile richiedono informazioni. Ad esempio, potrebbe sembrare che una email provenga da una banca e potrebbe indirizzare un utente a inserire una password in una pagina di accesso falsa, oppure dire a un utente di chiamare un numero di telefono o rischiare di chiudere il suo account.
  • Lo spear phishing è un tipo di attacco di phishing più mirato, che sembra provenire da un collega, datore di lavoro o amico e indirizzato a un individuo specifico. Lo spear phishing può essere ancora più difficile da rilevare ed evitare quindi il phishing, perché i messaggi sono stati adattati a te, individualmente.
  • Sollecitazioni fuorvianti. Un social network potrebbe utilizzare l’ingegneria sociale per far sentire le persone obbligate ad aderire. Ciò si verifica spesso quando una persona si unisce e (spesso inavvertitamente) fornisce al social network l’accesso alla propria lista di contatti. Il social network invia quindi e-mail a tutti i suoi contatti, che spesso implicano che provengono dall’individuo che ha aderito. Il destinatario potrebbe ritenere che questo sia un invito personale dell’utente e si senta in obbligo di aderire alla rete, fornendo le sue informazioni e forse perpetuando le sollecitazioni.
  • Account dirottati. Un account legittimo può essere rilevato da un ladro di identità o malware ai fini di frodi come la pubblicazione di spam, l’invio di malware, il furto di dati privati ​​di contatti o anche la sollecitazione di contatti per inviare denaro. Un utente potrebbe non rendersi conto che il proprio account sia stato “dirottato” per un po ‘di tempo.
Federica DiFederica

Tipi di social network: quali sono, come li riconosciamo e come li “viviamo”

Esistono molti tipi di social network. Questa scheda informativa esamina le implicazioni sulla privacy e sulla sicurezza dell’utilizzo di alcuni di essi.  La maggior parte delle reti sociali combina elementi di più di uno di questi tipi di network e l’obiettivo di un social può cambiare nel tempo. 

Sebbene questa scheda informativa non indirizzi ogni tipo di social network, molte delle raccomandazioni sulla sicurezza e sulla privacy sono applicabili ad altri tipi di reti.

  • Network personali

    Queste reti consentono agli utenti di creare profili online dettagliati e connettersi con altri utenti, con particolare attenzione alle relazioni sociali, come l’amicizia. Ad esempio, Facebook, Friendster e MySpace sono piattaforme per comunicare con i contatti. Queste reti spesso coinvolgono utenti che condividono informazioni con altri utenti approvati – quali sesso, età, interessi, background educativo e impiego, nonché file e collegamenti a musica, foto e video. Queste piattaforme possono anche condividere informazioni selezionate con individui e applicazioni che non sono contatti autorizzati.

  • Reti di aggiornamento dello stato

    Questi tipi di social network sono progettati per consentire agli utenti di pubblicare brevi aggiornamenti di stato per comunicare rapidamente con altri utenti. Ad esempio, Twitter concentra i suoi servizi sulla fornitura di aggiornamenti immediati e brevi. Queste reti sono progettate per trasmettere informazioni rapidamente e pubblicamente, sebbene possano esistere impostazioni di privacy per limitare l’accesso agli aggiornamenti di stato.

  • Reti di localizzazione

    Con l’avvento dei telefoni cellulari abilitati GPS, le reti di localizzazione stanno diventando sempre più popolari. Queste reti sono progettate per trasmettere la propria posizione in tempo reale, sia come informazioni pubbliche sia come aggiornamento visualizzabile per i contatti autorizzati. Molte di queste reti sono costruite per interagire con altri social network, in modo che un aggiornamento effettuato su una rete di ubicazioni possa (con autorizzazione appropriata) postare su altri social network.

  • Reti di condivisione dei contenuti

    Queste reti sono progettate come piattaforme per la condivisione di contenuti – come musica, fotografie e video. Quando questi siti web introducono la capacità di creare profili personali, stabilire contatti e interagire con altri utenti attraverso commenti, diventano social network e hub di contenuti.

  • Reti di interesse condiviso

    Alcuni social network sono costruiti attorno a un interesse comune o adattati a un gruppo specifico di persone. Queste reti incorporano funzionalità di altri tipi di social network, ma sono rivolte verso un sottoinsieme di individui – come quelli con hobby simili, background educativi, affiliazioni politiche, background etnici, opinioni religiose, orientamenti sessuali o altri interessi che definiscono.  

Federica DiFederica

Privacy sui social network: come stare sicuri, ma essere comunque social

Che cosa hanno in comune il tuo migliore amico di infanzia, il tuo compagno di stanza di università, il tuo capo e il tuo collega? Se sei una delle centinaia di milioni di persone che utilizzano i social network, ci sono buone probabilità che tu sia collegato a loro attraverso una particolare relazione online. Le informazioni che condividi con i tuoi contatti online ti consentono di rimanere in contatto senza troppi sforzi. Ma chi altro sta sbirciando queste informazioni? E come lo useranno?

I social network online sono siti web che consentono agli utenti di creare connessioni e relazioni con altri utenti di Internet. I social media memorizzano le informazioni a distanza, anziché sul personal computer dell’utente. E possono essere utilizzati per rimanere in contatto con gli amici, creare nuovi contatti e trovare persone con interessi e idee simili.

Tuttavia, molte persone, oltre ad amici e conoscenti, sono interessati alle informazioni che la gente pubblica sui social network. Ladri di identità, artisti della truffa, stalker e aziende che cercano una qualsiasi sorta di vantaggio sul mercato utilizzano i social media per raccogliere informazioni sui consumatori. Le aziende che gestiscono i social network raccolgono personalmente una varietà di dati sui loro utenti, sia per personalizzare i servizi per gli utenti che per vendere agli inserzionisti.

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Questa è solo un’introduzione di un discorso più ampio che mira a fornire informazioni sui vantaggi e gli svantaggi dell’utilizzo dei social network, sul tipo di informazioni che possono essere pubblicate in sicurezza e su come proteggerle, nonché su chi è in grado di accedere a diversi tipi di informazioni pubblicate su tali reti.

Non vi resta che seguirmi in questo lungo percorso che ci porterà alla scoperta di un vero e proprio altro mondo parallelo a quello reale, nel quale condividiamo noi stessi. Forse, in modo più leggero, ma che necessita comunque un po’ di attenzione.

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