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Federica DiFederica

Social Network, una moderna versione de La finestra sul cortile

La popolarità di una persona, oggi, si misura in Mi piace e Followers. La generazione di Facebook e Instagram la vive così, spesso scadendo in una vita grigia fatta di un consenso altrui che non arriva. Erano stati creati per unire, i social media. Hanno finito per dividerci.

Hanno diviso le platee, hanno diffuso la violenza, hanno dato la parola a tutti. Veramente tutti. Quest’ultimo aspetto dovrebbe essere decisivo e decretarne l’effettivo mood positivo e sinonimo di utilità che, spesso, gli convogliamo. No, non è così se l’inciviltà si nasconde dietro uno schermo e l’opinione e la libertà di parola viene confusa con l’offesa gratuita, il vilipendio, lo sproloquio e la bestemmia.

 

Non sono contraria ai social network

Anzi. Nonostante quel che possa sembrare da quanto esposto finora, ritengo che essi abbiano cambiato il nostro atteggiamento verso l’informazione, verso i confini che spesso tentiamo di stringere e, invece, i social cercano di aprire e allargare.

Il problema non sono i social media, sono le persone. Non dimentichiamo che queste piattaforme, siano esse dedicate alle immagini, alla condivisione di status e di vite parallele, sono pur sempre cose e sono fatte da chi le fa. Non possiamo, infatti, scagliarci contro Facebook se nei commenti ci sono come ingredienti odio e violenza. Questi sono il frutto di menti sottosviluppate. Non possiamo nemmeno additare Instagram o, ancora, Facebook per la diffusione di immagini inutili. Spetta a chi le pubblica avere il buon gusto di discernere l’utilità dal non avere alcun significato. Sì, vale il discorso “se per me vuol dire qualcosa, la pubblico“. Ma è pur vero che come non andiamo per strada in mutande, sarebbe il caso di riconoscere che le community, seppur virtuali, sono pur sempre comunità, appunto.

No, su Facebook (sembra) tutto è lecito. I ragazzini possono offendere coetanei e professori, gli adulti possono offendere altri adulti e dire la propria opinione non richiesta. Come dicevo, il problema non sono i social, bensì le persone e il loro “parlare” pur tacendo.

Come quando arriva, un giorno un Mi piace da parte di un contatto che neppure si credeva di avere più nell’elenco delle proprie amicizie. Non so se ricordate quel capolavoro de La finestra sul cortile di Alfred Hitchcock. Bene, lui in sedia a rotelle che, con il binocolo scruta l’edificio di fronte la sua finestra per scoprire il colpevole di un ipotetico omicidio. Siamo tutti un po’ quel James Stewart che scandaglia il prossimo e la sua vita. Siamo tutti un po’ nascosti da quel mistero che è una finestra che lascia intravvedere, ma non dà la sicurezza che, dietro la tendina, ci sia realmente qualcuno. Siamo tutti un po’ quel vicino di casa che, ad un certo punto e chissà perchè, vuole farci sapere che c’è, che partecipa del nostro vissuto o che, semplicemente, ci fa capire che non gli interessa con l’indifferenza del passare oltre e scrollare – come sarebbe più indicato dire.

E allora, non è forse vero il fatto che Facebook – per nominare solo il social media per antonomasia – è un grande condominio che ci apre le finestre sul mondo ma siamo noi a decidere se lasciarle aperte o no? Siamo noi a decidere come interagire con questi condomini/utenti su questo o quel problema/argomento/situazione/avvenimento?

Il problema, dunque, non sono i social media. Ma le persone.

Federica DiFederica

Come la tecnologia (e i social network) stanno cambiando il modo in cui comunichiamo

In un mondo in cui la tecnologia sta penetrando in tutte le aree della nostra quotidianità, è innegabile che trascorriamo la maggior parte del nostro tempo a guardare lo schermo dei nostri smartphone o a stare seduti davanti ad un computer, che sia per lavoro che per gioco.

Anche se la tecnologia ci assorbe e ci porta ad essere più sedentari e pigri del necessario, siamo perennemente collegati con mezzi virtuali. Diversi sondaggi hanno determinato che, in quanto esseri umani, e contro ogni previsione, ancora cerchiamo un’interazione sociale. E questa è una buona notizia.

Nell’immediato futuro, l’irruzione della tecnologia nelle nostre vite continuerà. Non solo è cambiato e cambierà il modo in cui comunichiamo con le persone che conosciamo, ma anche con quelli che non conosciamo e, in una certa misura, possiamo dire che la tecnologia è diventata così onnipresente nella nostra esistenza che non ne siamo nemmeno consapevoli.

 

I social network

È un argomento controverso su come i social network stiano cambiando il modo in cui comunichiamo. Piattaforme come Facebook e YouTube superano un miliardo di utenti attivi mensilmente. E questo dà origine a un’idea del modo in cui abbiano completamente ridefinito la maniera in cui costruiamo e manteniamo le relazioni.

Questi social network si sono fatti strada nei nostri uffici, nei salotti e persino nelle sale da pranzo delle nostre case. Sono persino diventati il ​​nostro modo preferito di incontrare le persone per stabilire relazioni “intime”.

Si stima che gli adulti trascorrano dalle 20 alle 28 ore settimanali sui social network e abbiano in media 275 connessioni personali attraverso i loro canali social. In alcuni casi, dove questi dati vengono superati, la persona può finire per soffrire di una certa dipendenza da Facebook o dal social network che usa. Tuttavia, solo l’11% degli intervistati vede/incontra fisicamente le proprie connessioni social su base regolare. La comunicazione così come la conosciamo sta cambiando rapidamente.

I social network, gli smartphone e i cloud hanno cambiato le nostre vite, hanno cambiato il modo di comunicare e continueranno a rivoluzionare l’azienda e il nostro modo di vivere nei prossimi decenni. Lo si vede nel modo di relazionarsi su una pagina Facebook e nel linguaggio non sempre appropriato usato dagli utenti, giovani e meno giovani.

Ma una domanda che è più una riflessione è d’obbligo: così come l’hanno trasformata – al momento in negativo – è possibile che i social media e la tecnologia risolvano un problema di comunicazione che oggi non sempre è così cordiale e appropriata?

Federica DiFederica

I social media e i loro effetti sulle nostre vite: i pro e i contro del loro uso, le prove e le incognite

Tre miliardi di persone, circa il 40% della popolazione mondiale, utilizzano i social media online e vi trascorriamo in media due ore al giorno per condividere, apprezzare, twittare e aggiornare queste piattaforme. Si riduce a circa mezzo milione il numero di tweet e di foto di Snapchat condivise ogni minuto.

Con i social media che giocano un ruolo così importante nelle nostre vite, sacrifichiamo la nostra salute mentale e il nostro benessere così come il nostro tempo? La ricerca che esiste si basa principalmente sull’autovalutazione, che spesso può essere imperfetta e la maggior parte degli studi si concentra su Facebook. Detto questo, si tratta di un’area di ricerca in rapida crescita e gli indizi stanno cominciando ad emergere. Ecco, a seguire, alcuni dei risultati.

 

Stress

Le persone usano i social media per sfogarsi su tutto, dal servizio clienti alla politica, ma il lato negativo di questo aspetto è che i nostri feed spesso assomigliano a un flusso infinito di stress. Nel 2015, i ricercatori del Pew Research Center hanno cercato di scoprire se i social media inducono più stress di quanto lo possa alleviare. Nel sondaggio  di 1.800 persone, le donne hanno riferito di essere più stressate rispetto agli uomini. Nel complesso, i ricercatori hanno concluso che l’uso dei social media era legato a “livelli leggermente inferiori” di stress.

 

Umore

Uno stato d’animo buono o cattivo può diffondersi tra le persone sui social media. Questo ha aumentato il numero di post negativi dell’1% e i ricercatori hanno scoperto che un post negativo di qualcuno in una città piovosa ha influenzato altri 1,3 post negativi da parte di amici che vivevano in città aride. La notizia migliore è che i post felici hanno avuto un’influenza più forte; ognuno ha ispirato 1,75 messaggi più felici. Tuttavia, non è chiaro se un post felice si traduca in una vera e propria spinta al buonumore.

 

Ansia

I ricercatori hanno guardato all’ansia generale provocata dai social media, caratterizzata da sentimenti di inquietudine e preoccupazione e difficoltà a dormire e concentrarsi. Non è chiaro se e come i social media causino ansia. I ricercatori hanno concluso che occorre fare più ricerca.

 

Depressione

Mentre alcuni studi hanno trovato un collegamento tra depressione e uso dei social media, c’è una ricerca emergente su come possano effettivamente essere una forza positiva. I ricercatori hanno rilevato livelli più elevati di sintomi depressivi tra coloro che hanno riferito di avere più interazioni negative. Gli scienziati stanno anche esaminando come i social media possano essere utilizzati per diagnosticare la depressione, che potrebbe aiutare le persone a ricevere le cure con prevenzione.

 

Sonno

Ora siamo circondati da luci artificiali tutto il giorno e anche la notte. La ricerca ha scoperto che questo può inibire la produzione del corpo dell’ormone melatonina, che facilita il sonno – e la luce blu, che viene emessa dagli schermi di smartphone e laptop è considerata la peggiore colpevole. In altre parole, se di notte controlliamo Facebook e Twitter, avremo un sonno irrequieto. I ricercatori dicono che questo potrebbe essere causato da un eccitamento fisiologico prima del sonno e le luci brillanti dei nostri dispositivi possono ritardare i ritmi circadiani. Ma non hanno potuto chiarire se i social media causino disturbi del sonno.

 

Dipendenza

La dipendenza dai social media non è inclusa nell’ultimo manuale diagnostico per i disturbi della salute mentale. Detto questo, i social media stanno cambiando più velocemente di quanto gli scienziati possano tenere il passo, quindi vari gruppi stanno cercando di studiare i comportamenti compulsivi legati al loro uso. E se la dipendenza dai social media esiste, sarebbe un tipo di dipendenza da Internet – e questo è un disturbo classificato. L’uso eccessivo è legato a problemi relazionali.

 

Autostima

Le riviste femminili e il loro uso di modelli sottopeso e Photoshop sono stati a lungo denigrati per aver sollevato problemi di autostima tra le giovani donne. Ma ora, i social media, con i loro filtri, le luci e le angolazioni migliori, stanno diventando una preoccupazione primaria tra alcuni gruppi di campagne e organizzazioni di beneficenza. Ma non sono solo i selfie che hanno il potenziale per intaccare l’autostima. Uno  studio condotto  su 1.000 utenti svedesi ha rilevato che le donne che hanno trascorso più tempo su Facebook hanno riferito di sentirsi meno felici e fiduciose. Facebook ha avuto un effetto positivo sull’autostima rispetto ad altre attività che aumentano la consapevolezza di sé. Specchi e foto, spiegano i ricercatori, ci fanno confrontare con gli standard sociali, mentre guardare i nostri profili Facebook potrebbe aumentare l’autostima perché è più facile controllare come ci si presenta al mondo.

 

Benessere

Nel complesso, gli effetti dei social media sul benessere sono ambigui. Tuttavia, ci sono prove più chiare dell’impatto su un gruppo di persone: i social media hanno un effetto più negativo sul benessere di coloro che sono più socialmente isolati.

 

Rapporti

Anche la semplice presenza di un telefono può interferire con le nostre interazioni, in particolare quando stiamo parlando di qualcosa di significativo. Le donne passano molto più tempo su Facebook e, rispetto agli uomini, sperimentano molta più gelosia nel farlo.

 

Invidia

Tuttavia, l’invidia non è necessariamente un’emozione distruttiva – spesso può farci lavorare di più. Ma il tipo di invidia che i ricercatori hanno rilevato è “benevola”, poichè sostengono porti la persona a migliorarsi.

 

Solitudine

Coloro che trascorrono più tempo sui social media hanno il doppio delle probabilità di riportare l’isolamento sociale, che può includere la mancanza di un senso di appartenenza sociale, impegno con gli altri e relazioni soddisfacenti. Passare più tempo sui social media, hanno detto i ricercatori, potrebbe spostare l’interazione faccia a faccia e anche far sentire le persone escluse. “L’esposizione a tali rappresentazioni altamente idealizzate delle vite dei pari può suscitare sentimenti di invidia e la convinzione distorta che gli altri conducano a vite più felici e di maggior successo, il che può aumentare l’isolamento sociale percepito“, spiegano.

 

Conclusioni

È chiaro che in molte aree, non si sa ancora abbastanza per trarre conclusioni forti. Tuttavia, le prove indicano che i social media influenzano le persone in modo diverso, a seconda delle condizioni preesistenti e dei tratti della personalità.

Come per il cibo, il gioco d’azzardo e molte altre tentazioni dell’era moderna, è probabilmente sconsigliabile un uso eccessivo per alcuni individui. Ma allo stesso tempo, sarebbe sbagliato dire che i social media siano una cosa universalmente negativa, perché chiaramente portano una miriade di benefici alle nostre vite.

Federica DiFederica

Tutte le tendenze dei social network nel 2019

Strategie, nuove sfide e obiettivi fanno parte di tutto ciò che i brand propongono per raggiungere i propri clienti. E in questo 2019, l’ambiente digitale sarà più dinamico e stabilirà nuovi standard.

Queste previsioni sono state fatte da Hootsuite, la società che ha condotto un’indagine in cui ha delimitato una mappa di cinque tendenze nei social network per navigare e avere successo nel corso dei mesi di quest’anno. Il rapporto “si basa su un’indagine su oltre tremila clienti di Hootsuite – dalle grandi aziende alle piccole agenzie – eseguiti alla fine del 2018“, ha spiegato il responsabile dei contenuti.

Inoltre, aggiunge, il rapporto includeva informazioni rivelatrici su interviste avute con dozzine di analisti del settore. Secondo le nuove linee guida, i marchi dovrebbero essere più trasparenti e raccontare storie vere ed emozionanti.

La fiducia è il fattore più importante di tutti. Dopo il problema della diffusione dei dati di Facebook, le regole del gioco sono leggermente cambiate, lasciando un cattivo risultato: le persone si fidano di meno.

 

I punti chiave

Iniziare da zero. È tempo di ricostruire la fiducia. Le marche sono umanizzate, mentre il cerchio della fiducia nei social network si restringe.

Tornare al contenuto. Non si può lasciare da parte le storie. I team di contenuti si adattano ai nuovi formati offerti dalle storie da condividere.

Migliore pubblicità. Chiudere il vuoto pubblicitario. L’aumento della concorrenza negli annunci pagati su reti richiede ai marketer di migliorare la propria strategia.

Essere aggiornati. Presuppone decifrare il codice commerciale. I progressi nelle tecnologie di acquisto di rete stimolano (finalmente) gli acquisti.

Gli utenti non smettono di essere protagonisti. Le piattaforme di messaggistica sono padrone del settore. Gli utenti richiedono migliori esperienze personali faccia a faccia.

Federica DiFederica

Lasciare Facebook è inequivocabilmente positivo per la salute mentale

Molti di noi sono diventati così abituati ai social network che è difficile ricordare quando non esistevano nelle nostre vite. Nel corso dell’ultimo decennio, la quantità di tempo trascorso sui social network e davanti agli schermi di uno smartphone o di un PC è aumentata lentamente ma costantemente, il che ha destato l’interesse di molti professionisti della salute nel comprendere il suo impatto sulla salute umana.

 

Valutazione affidabile

Se sei una persona che trascorre molto tempo online, probabilmente hai anche sentito dire che i social network e controllare lo smartphone 128 volte al giorno può essere dannoso per la salute mentale, visto il frequente insorgere di ansia, depressione, diminuzione dell’autostima, alterazione del ritmo del sonno e dell’attenzione, tra gli altri effetti.

In questo senso, uno studio condotto da ricercatori della Stanford University e della New York University, considerata la più affidabile valutazione scientifica degli effetti dei social network, suggerisce che abbandonare Facebook sia inequivocabilmente positivo per la salute mentale.

Per raggiungere tale conclusione, il team di ricerca ha reclutato 2.844 utenti di Facebook che hanno utilizzato la piattaforma per più di 15 minuti ogni giorno. Inizialmente, a questi utenti è stato chiesto di completare numerosi questionari sul loro benessere generale, sulle loro opinioni politiche e sulla loro routine quotidiana. Quindi, a metà dei partecipanti è stato assegnato a caso di disattivare il proprio account Facebook per quattro settimane in cambio di un pagamento.

Dato che il social network è così avvincente e si può cadere in tentazione, i ricercatori hanno dovuto verificare regolarmente che i loro account di Facebook rimanessero disattivati. Durante tutto il mese è stato valutato l’umore dei partecipanti.

 

Miglioramenti nel benessere mentale

In generale, la disattivazione di Facebook tra i partecipanti ha ridotto l’attività online, incluso l’uso di altri social network, e ha aumentato l’attività offline, come guardare la televisione e socializzare di più con amici e familiari.

La ricerca suggerisce che i social network possono essere dannosi per la salute mentale. I ricercatori hanno anche scoperto che la disconnessione dal social network ha prodotto piccoli ma significativi miglioramenti nel benessere mentale dei partecipanti, in particolare in termini di felicità e soddisfazione della vita, oltre a una diminuzione dei livelli di depressione e ansia.

Tuttavia, era anche evidente che la disconnessione ha portato i partecipanti ad essere meno informati sugli eventi attuali.

Gli autori dello studio sottolineano che la ricerca offre le prove sperimentali su larga scala disponibili fino ad oggi su come Facebook influenzi una serie di misure di benessere sociale e individuale.

Pertanto, i risultati di questo studio aiutano a chiarire il dibattito incessante sull’influenza di Facebook sul comportamento, il pensiero e il benessere mentale dei suoi utenti attivi, che ammontano a 2,3 miliardi in tutto il mondo.

Federica DiFederica

Come mantenere la privacy su Facebook dopo lo scandalo di Cambridge Analytica

L’account utente di Facebook viene utilizzato per molti altri servizi e, spesso, in sostituzione del solito sistema di registrazione tramite email e password. In questo modo, si può accedere a molte altre piattaforme di terze parti o altri sviluppatori, che si tratti di un sito web, di un gioco o di un’applicazione. Allo stesso modo, anche Twitter ha la possibilità di utilizzare l’account utente per accedere ad altri siti, piattaforme o applicazioni mobili.

In questo modo, lo sviluppatore che implementa questa modalità di autenticazione basata su Facebook richiede l’autorizzazione ad accedere a una certa quantità di informazioni personali dell’utente e raggiunge anche i dati di familiari e amici che hanno un account.

Questa è stata la risorsa utilizzata da Aleksandr Kogan, il ricercatore che ha condotto un “thisisyourdigitallife” applicazione con un test di personalità che è riuscito a raccogliere milioni di profili utente con una quantità enorme di dati personali di ciascun utente. La ricerca di Kogan è stata poi venduta a Cambridge Analytica, la società di consulenza sulle comunicazioni strategiche coinvolta nello scandalo sulla manipolazione dei dati riportato da The GuardianThe New York Times.

Come proteggere i dati personali su Facebook

Il social network guidato da Mark Zuckerberg ha una vasta gamma di opzioni per limitare la quantità di informazioni fornite alla piattaforma e agli sviluppatori. In modo tempestivo, la manipolazione dei dati di Cambridge Analytica è correlata alle autorizzazioni che le applicazioni hanno all’interno del social network, che possono essere verificate come segue:

  • dalla versione web per desktop è necessario accedere all’opzione di configurazione situata in alto a destra. Quindi, entrare nel menu di sinistra e scegliere l’opzione Applicazioni. All’interno di Applicazioni è possibile visualizzare tutte quelle che utilizzano l’account Facebook per accedere ai rispettivi servizi. Ognuna di queste autorizzazioni può essere personalizzata e persino rimossa se si tratta di un servizio non riconoscibile o sospetto.
  • Coloro che non desiderano utilizzare l’account Facebook in nessun altro servizio dovrebbero scegliere l’opzione “Applicazioni, siti Web e plug-in” e disabilitare la piattaforma che consente di utilizzare il profilo del social network per accedere ad altri siti web o applicazioni.
  • È inoltre possibile modificare le informazioni che possono essere utilizzate dal creatore di applicazioni, giochi e siti web, quali data di nascita, biografia, città di origine e molte altre categorie di informazioni.

Un punto da tenere a mente è che, se si limita l’accesso a tutti questi dati, alcune applicazioni o siti web potrebbero smettere di funzionare. Quindi spetterà alla decisione dell’utente di analizzare il tipo di autorizzazioni e il grado di condivisione dei dati con queste app utilizzando l’account Facebook.

Vale la pena ricordare che la raccolta di dati condotta da Kogan e utilizzata da Cambridge Analytica non può più essere fatta. E questo perchè, dal 2015, Facebook non consente agli sviluppatori di accedere alle informazioni su amici e parenti che compaiono nell’elenco dei contatti di un account nel social network.

Federica DiFederica

Effetto “Mi piace” dei social media sul cervello e comportamento degli adolescenti

Gli stessi circuiti cerebrali attivati ​​mangiando cioccolato e vincendo denaro vengono attivati ​​quando gli adolescenti vedono un gran numero di “Mi Piace” sulle proprie foto postate su un social network. E’ questo il risultato di un nuovo studio in cui i ricercatori hanno letteralmente scansionato il cervello degli adolescenti mentre usano i social media.

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Federica DiFederica

5 effetti che i social network hanno su di noi

I ricercatori vogliono approfondire le dinamiche del comportamento umano e l’interazione delle persone con la tecnologia e i social media. Alcuni dei risultati delle ricerche finora condotte ci confermano quello che già sapevamo. I social network, in generale tutti, dicono molto di noi, tanto che per alcuni diventano – o sono diventati di diritto –  una vera e propria scienza sociale.

Diamo un’occhiata, quindi, a ciò che la scienza dice di noi e delle nostre reti sociali.

Photo taking/foto cibo = disturbo alimentare

Se non ne avete ancora sentito parlare, la fotografia alimentare è stata considerata un segnale di malattia mentale. Uno studio sul fetish alimentare ha parlato di questo fenomeno, asserendo che potrebbe essere un segnale per i disturbi del peso.

Non tutti coloro che lo fanno hanno un problema con il cibo. Ma il fenomeno è così diffuso che alcuni ristoranti hanno cominciato a vietare di fotografare il cibo.

Connessioni online/offline

Uno studio della Brigham Young University si basa sulle risposte di 491 intervistati e ha concluso che gli adolescenti che si connettono con i loro genitori alle reti di social media come Facebook e Twitter hanno un miglior rapporto con loro offline. Sono anche meno a rischio di essere depressi o di comportarsi in modo aggressivo.

Tuttavia non si può dire lo stesso per i rapporti coniugali. Fra i colpevoli che potrebbero condurre ad una rottura o al divorzio tra utenti eccessivi di Facebook sono “la sorveglianza del partner” e la gelosia derivante da un partner che rimane in contatto con il proprio ex. Uno studio afferma che le relazioni di meno di 3 anni sono più facilmente colpite da queste influenze, mentre quelle più lunghe sono più immuni da questa influenza.

Amatevi, e amate il vostro social network

Siamo abbastanza sicuri che ci sia una dose sana di narcisismo, necessario se utenti attivi dei social media. Ma sapevate che c’è uno studio che può farne una scienza? “Facebook è uno specchio e Twitter è un megafono“, dice questo studio di University of Michigan che esplora come questi strumenti incoraggino il narcisismo a livelli piuttosto importanti.

I giovani valutano l’importanza delle proprie opinioni. In sostanza, se si dispone di un parere che si desidera trovare in un pubblico, Twitter è lo strumento per voi. Gli adulti di mezza età hanno preferito spostarsi su Facebook, formando un portafoglio delle loro scelte di vita e modellandolo ad una versione da far approvare ai propri ambienti sociali.

Il lato dannoso di Facebook

Larry Rosen, professore di psicologia presso la California State University, un esperto sul legame tra psicologia e tecnologia, dice che gli adolescenti presenti su Facebook mostrano “tendenze narcisistiche”. Sono anche più inclini alla depressione, ai voti bassi, ai disturbi psicologici e ai problemi di salute futuri se trascorrono troppo tempo su Facebook. Sul lato opposto, anche gli adolescenti imparano a mostrare “empatia virtuale” agli amici online e (in qualche modo) nella socializzazione da dietro lo schermo. Rosen ha anche sottolineato un’accesa comunicazione diretta tra genitore e figlio anzichè lo stalking online o lo spionaggio attraverso le applicazioni. Tuttavia, è necessario impostare limiti e confini anziché avere una detox digitale.

Autostima, Facebook e Foto

Un rapido controllo di cinque minuti dei profili di Facebook può aumentare notevolmente l’autostima degli utenti. Il test chiede agli intervistati di associare aggettivi positivi e negativi con le parole me, io, io e me stesso. Più le associazioni sono positive, maggiore è l’autostima del rispondente. Gli utenti hanno più autostima dopo un rapido controllo dei propri profili.

Le foto sono l’indice più grande della propria autostima. Una foto può provocare un alto potere immediato nel confronto sociale e questo può innescare sentimenti di inferiorità. In altre parole, l’autostima è più facilmente colpita da ciò che vediamo postato su Instagram.

Conclusione

I media sociali hanno sicuramente un impatto su quello che siamo e le persone che ci circondano. È uno strumento a cui siamo associati a livello personale, così personale che le cose che si fanno sui social network come Facebook potrebbero farci mescolare persino con individui con intenti criminali. Forse è per questo che i ricercatori e gli psicologi sono così desiderosi di studiare come interagire con altri esseri umani dietro l’anonimato di uno schermo.

Fatemi sapere se siete d’accordo con quello che alcuni di questi scienziati sostengono.

Federica DiFederica

Sei la stessa persona su ogni social network?

Oggi è normale non avere uno o più profili su un social network. Poi, che siano più o meno attivi, poco importa. Ma, spesso, la curiosità di conoscerne le dinamiche porta a registrarci su molti di essi. Sebbene, presto, la passione per la novità lasci spazio al suo abbandono. Fioccano, allora, profili abbandonati al loro triste destino.

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Federica DiFederica

Social Network: nell’era di Facebook e Snapchat manca l’originalità

Questi tempi ci portano a concludere che apprezziamo molto chi si sforza di originalità. Chi come Steve Jobs, e il coraggio di andare oltre, pensa in grande, corre dei rischi e sorprende con le sue idee che cambiano il mondo o semplicemente lo rendono più pratico, più divertente. Può essere una semplice casella di ricerca di Google. O uno smartphone touch screen. Un sistema di navigazione GPS. L’originalità, pensiamo, è e sarà sempre ricompensata.

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