Archivio dei tag comportamenti sui social media

Federica DiFederica

Social Network, una moderna versione de La finestra sul cortile

La popolarità di una persona, oggi, si misura in Mi piace e Followers. La generazione di Facebook e Instagram la vive così, spesso scadendo in una vita grigia fatta di un consenso altrui che non arriva. Erano stati creati per unire, i social media. Hanno finito per dividerci.

Hanno diviso le platee, hanno diffuso la violenza, hanno dato la parola a tutti. Veramente tutti. Quest’ultimo aspetto dovrebbe essere decisivo e decretarne l’effettivo mood positivo e sinonimo di utilità che, spesso, gli convogliamo. No, non è così se l’inciviltà si nasconde dietro uno schermo e l’opinione e la libertà di parola viene confusa con l’offesa gratuita, il vilipendio, lo sproloquio e la bestemmia.

 

Non sono contraria ai social network

Anzi. Nonostante quel che possa sembrare da quanto esposto finora, ritengo che essi abbiano cambiato il nostro atteggiamento verso l’informazione, verso i confini che spesso tentiamo di stringere e, invece, i social cercano di aprire e allargare.

Il problema non sono i social media, sono le persone. Non dimentichiamo che queste piattaforme, siano esse dedicate alle immagini, alla condivisione di status e di vite parallele, sono pur sempre cose e sono fatte da chi le fa. Non possiamo, infatti, scagliarci contro Facebook se nei commenti ci sono come ingredienti odio e violenza. Questi sono il frutto di menti sottosviluppate. Non possiamo nemmeno additare Instagram o, ancora, Facebook per la diffusione di immagini inutili. Spetta a chi le pubblica avere il buon gusto di discernere l’utilità dal non avere alcun significato. Sì, vale il discorso “se per me vuol dire qualcosa, la pubblico“. Ma è pur vero che come non andiamo per strada in mutande, sarebbe il caso di riconoscere che le community, seppur virtuali, sono pur sempre comunità, appunto.

No, su Facebook (sembra) tutto è lecito. I ragazzini possono offendere coetanei e professori, gli adulti possono offendere altri adulti e dire la propria opinione non richiesta. Come dicevo, il problema non sono i social, bensì le persone e il loro “parlare” pur tacendo.

Come quando arriva, un giorno un Mi piace da parte di un contatto che neppure si credeva di avere più nell’elenco delle proprie amicizie. Non so se ricordate quel capolavoro de La finestra sul cortile di Alfred Hitchcock. Bene, lui in sedia a rotelle che, con il binocolo scruta l’edificio di fronte la sua finestra per scoprire il colpevole di un ipotetico omicidio. Siamo tutti un po’ quel James Stewart che scandaglia il prossimo e la sua vita. Siamo tutti un po’ nascosti da quel mistero che è una finestra che lascia intravvedere, ma non dà la sicurezza che, dietro la tendina, ci sia realmente qualcuno. Siamo tutti un po’ quel vicino di casa che, ad un certo punto e chissà perchè, vuole farci sapere che c’è, che partecipa del nostro vissuto o che, semplicemente, ci fa capire che non gli interessa con l’indifferenza del passare oltre e scrollare – come sarebbe più indicato dire.

E allora, non è forse vero il fatto che Facebook – per nominare solo il social media per antonomasia – è un grande condominio che ci apre le finestre sul mondo ma siamo noi a decidere se lasciarle aperte o no? Siamo noi a decidere come interagire con questi condomini/utenti su questo o quel problema/argomento/situazione/avvenimento?

Il problema, dunque, non sono i social media. Ma le persone.

Federica DiFederica

Internet ed elezioni: come i social network irrompono nella comunicazione politica

Vi siete mai chiesti perchè oggi la politica si fa sui social network? Un (non) luogo inappropriato, sebbene al passo con i tempi, che nella maggior parte dei casi fomenta discussioni spesso inutili fra utenti. Cercheremo, quindi, di dare una spiegazione quanto più reale sull’irruzione dei social network nella comunicazione politica e la formazione di partiti politici. O viceversa.

 

Alcuni dati

Partiamo dai numeri: le persone che utilizzano dispositivi con accesso a Internet e la quantità di traffico generato è in crescita esponenziale. Ad esempio, 37.669 GB sono condivisi ogni secondo e, secondo Cisco, nel 2022 verrà creato più traffico rispetto agli ultimi 32 anni dal 60% della popolazione mondiale che utilizzerà Internet; ci saranno più di 28 miliardi di dispositivi connessi e un traffico IP di 396 exabyte al mese.

Soffermandosi sul caso delle grandi aziende e sulla tecnologia, la loro crescita negli ultimi anni è dovuta alla “loro gratuità e all’offerta di servizi senza barriere economiche“. Un fatto che spicca è che la vita media delle grandi aziende è passata da 65 a 15 anni. Ci sono cinque elementi per comprendere il successo di piattaforme come Facebook o Google: esigenze eccezionali, semplificazione, centralizzazione, scalabilità e vendita di esperienze.

I nostri comportamenti digitali stanno lasciando una traccia, un’impronta digitale, sotto forma di dati che rappresentano la principale fonte di reddito per la grande tecnologia. Google, ad esempio, sa cosa stiamo cercando, a che ora lo cerchiamo, dove lo cerchiamo, ecc. E noi cerchiamo qualcosa solo quando siamo interessati. L’attività nelle reti (pubblicazioni, conversazioni, comunità) genera un’enorme quantità di informazioni su chi siamo, cosa pensiamo, con chi ci relazioniamo e altro.

Di conseguenza, i politici sfruttano la loro comunicazione attraverso Internet spiegando che le persone “vivono” in rete e siamo passati dalla società del codice postale alla società del codice IP, dei seguaci, dei contatti, della comunità dei vicini alla comunità di cose e argomenti di interesse.

Il potere passa di mano e cambia forma. La lotta per l’attenzione (e non per l’informazione) distrugge la base degli argomenti e della politica. I leader non si incontrano, parlano e governano via Facebook, Twitter e WhatsApp.

 

Distinzione tra potere civile e partiti politici

In un contesto in cui i partiti politici hanno una pessima immagine e i cittadini si aspettano poco o nulla in politica, il dibattito su quale modello di partito, che tipo di politica e di impegno politico ci si aspetti è in piena espansione. I movimenti civici sono utili a mobilitare, all’attivismo. La differenza fondamentale è che un partito ha lo scopo di ottenere la rappresentanza nel potere politico. D’altra parte, l’obiettivo di un movimento è lottare per determinati obiettivi sociali, cercando di convincere i cittadini.

E Internet è diventato un ecosistema dinamico e fertile per la partecipazione dei cittadini, non solo perché porta nuove possibilità alle metodologie tradizionali, ma perché genera le proprie dinamiche attraverso i suoi partecipanti.

Il concetto tecnopolitico allude all’uso tattico e strategico degli strumenti digitali nell’organizzazione, nella comunicazione e nell’azione collettiva.  È il paradigma che consente alla politica formale di rinnovare il suo rapporto con i cittadini e stabilire collegamenti diretti, senza intermediari, e adattare la comunicazione istituzionale ortodossa a nuove lingue e canali.

Un altro punto importante è il ruolo delle emozioni. La politica delle emozioni è capire che il nostro cervello pensa ciò che sente e il ricco mondo delle emozioni, delle sensazioni, delle percezioni contribuisce a molte informazioni cognitive, anche se non ne siamo coscienti. Il politico deve costruire una storia capace di mobilitare i cittadini e collegarli emotivamente con il progetto che guidano, le emozioni giocano un ruolo fondamentale, motivo per cui, nell’arena politica, queste stanno iniziando ad essere valutate e concepite come un veicolo decisivo nel generare sensazioni di maggiore impatto nella trasmissione di messaggi.

La comunicazione politica ed elettorale affronta una crescente sfida: l’umorismo sociale e l’infiammazione emotiva delle nostre società introducono serie sfide per comprendere gli elettori, poichè siamo in un momento altamente instabile e incerto. Comprendere le emozioni profonde, capire la paura, affrontare le sensibilità.

Federica DiFederica

Psicologia del “ghosting”: perché le persone scompaiono e non rispondono più su WhatsApp

Il “ghosting”, quel modo di scomparire dal rapporto con una persona, irrita molti a causa della mancanza di spiegazioni della persona che decide di chiudere definitivamente con il partner.

La parola è usata principalmente nelle relazioni sentimentali, che non si concludono faccia a faccia, ma semplicemente non rispondendo ai messaggi. Se vogliamo trovare una spiegazione, la scienza è dalla nostra parte.

 

Cosa dice la scienza

La spiegazione del perché il “ghosting” sia diventato così evidente e frequente è dovuto alla divulgazione delle nuove tecnologie: se stiamo inviando messaggi al nostro partner e, improvvisamente, la comunicazione viene interrotta dall’altra parte, capiamo chiaramente che non vuole parlarci. Questo rende la rottura molto più difficile di prima, ovvero di quando queste nuove tecnologie penetrassero nelle nostre vite.

Il ghosting ha anche a che fare con il modo in cui le relazioni sono cambiate, in un momento il cui l’essere presenti online è più facile che mai. Tara Collins, professore associato di psicologia presso Winthrop South Carolina University, ha spiegato che, in assenza di stretti legami (ad esempio, l’assenza di un legame sociale comune), è più facile andarsene e scomparire senza lasciare sequel. Collins dice anche che le persone a cui non piace avere una “vicinanza emotiva” hanno maggiori probabilità di sparire.

Ma cosa ne è delle persone che soffrono di ghosting?Alcune ricerche suggeriscono che questa forma di rigetto colpisca il cervello allo stesso modo del dolore fisico. Apparentemente, potrebbe essere perché queste persone considerano più offensivo interrompere una relazione tramite WhatsApp anziché faccia a faccia. Se qualcuno attua questo atteggiamento, la cosa migliore, secondo gli specialisti, è lasciare andare il fantasma, perché ha già dimostrato come gestisce le relazioni.

Inoltre, una buona difesa è non spiare i suoi profili sui social network e terminare con la comunicazione diretta. La salute mentale ringrazierà.

Uno studio dello scorso anno si è basato su un campione di 1.300 persone per approfondire la conoscenza che abbiamo del “ghosting”. Di questi, il 25% ha affermato di aver subito il “ghosting” di una coppia, mentre il 20% ha dichiarato di averlo fatto a qualcuno. Questa abitudine sembrava più comune tra gli amici che tra i partner. Un altro studio, anch’esso del 2018, ha dimostrato che le percentuali sono in aumento: quasi due – terzi dei partecipanti ha sostenuto di essere sparito dalla coppia e il 72% ha dichiarato di averlo subito.

Federica DiFederica

I social media e i loro effetti sulle nostre vite: i pro e i contro del loro uso, le prove e le incognite

Tre miliardi di persone, circa il 40% della popolazione mondiale, utilizzano i social media online e vi trascorriamo in media due ore al giorno per condividere, apprezzare, twittare e aggiornare queste piattaforme. Si riduce a circa mezzo milione il numero di tweet e di foto di Snapchat condivise ogni minuto.

Con i social media che giocano un ruolo così importante nelle nostre vite, sacrifichiamo la nostra salute mentale e il nostro benessere così come il nostro tempo? La ricerca che esiste si basa principalmente sull’autovalutazione, che spesso può essere imperfetta e la maggior parte degli studi si concentra su Facebook. Detto questo, si tratta di un’area di ricerca in rapida crescita e gli indizi stanno cominciando ad emergere. Ecco, a seguire, alcuni dei risultati.

 

Stress

Le persone usano i social media per sfogarsi su tutto, dal servizio clienti alla politica, ma il lato negativo di questo aspetto è che i nostri feed spesso assomigliano a un flusso infinito di stress. Nel 2015, i ricercatori del Pew Research Center hanno cercato di scoprire se i social media inducono più stress di quanto lo possa alleviare. Nel sondaggio  di 1.800 persone, le donne hanno riferito di essere più stressate rispetto agli uomini. Nel complesso, i ricercatori hanno concluso che l’uso dei social media era legato a “livelli leggermente inferiori” di stress.

 

Umore

Uno stato d’animo buono o cattivo può diffondersi tra le persone sui social media. Questo ha aumentato il numero di post negativi dell’1% e i ricercatori hanno scoperto che un post negativo di qualcuno in una città piovosa ha influenzato altri 1,3 post negativi da parte di amici che vivevano in città aride. La notizia migliore è che i post felici hanno avuto un’influenza più forte; ognuno ha ispirato 1,75 messaggi più felici. Tuttavia, non è chiaro se un post felice si traduca in una vera e propria spinta al buonumore.

 

Ansia

I ricercatori hanno guardato all’ansia generale provocata dai social media, caratterizzata da sentimenti di inquietudine e preoccupazione e difficoltà a dormire e concentrarsi. Non è chiaro se e come i social media causino ansia. I ricercatori hanno concluso che occorre fare più ricerca.

 

Depressione

Mentre alcuni studi hanno trovato un collegamento tra depressione e uso dei social media, c’è una ricerca emergente su come possano effettivamente essere una forza positiva. I ricercatori hanno rilevato livelli più elevati di sintomi depressivi tra coloro che hanno riferito di avere più interazioni negative. Gli scienziati stanno anche esaminando come i social media possano essere utilizzati per diagnosticare la depressione, che potrebbe aiutare le persone a ricevere le cure con prevenzione.

 

Sonno

Ora siamo circondati da luci artificiali tutto il giorno e anche la notte. La ricerca ha scoperto che questo può inibire la produzione del corpo dell’ormone melatonina, che facilita il sonno – e la luce blu, che viene emessa dagli schermi di smartphone e laptop è considerata la peggiore colpevole. In altre parole, se di notte controlliamo Facebook e Twitter, avremo un sonno irrequieto. I ricercatori dicono che questo potrebbe essere causato da un eccitamento fisiologico prima del sonno e le luci brillanti dei nostri dispositivi possono ritardare i ritmi circadiani. Ma non hanno potuto chiarire se i social media causino disturbi del sonno.

 

Dipendenza

La dipendenza dai social media non è inclusa nell’ultimo manuale diagnostico per i disturbi della salute mentale. Detto questo, i social media stanno cambiando più velocemente di quanto gli scienziati possano tenere il passo, quindi vari gruppi stanno cercando di studiare i comportamenti compulsivi legati al loro uso. E se la dipendenza dai social media esiste, sarebbe un tipo di dipendenza da Internet – e questo è un disturbo classificato. L’uso eccessivo è legato a problemi relazionali.

 

Autostima

Le riviste femminili e il loro uso di modelli sottopeso e Photoshop sono stati a lungo denigrati per aver sollevato problemi di autostima tra le giovani donne. Ma ora, i social media, con i loro filtri, le luci e le angolazioni migliori, stanno diventando una preoccupazione primaria tra alcuni gruppi di campagne e organizzazioni di beneficenza. Ma non sono solo i selfie che hanno il potenziale per intaccare l’autostima. Uno  studio condotto  su 1.000 utenti svedesi ha rilevato che le donne che hanno trascorso più tempo su Facebook hanno riferito di sentirsi meno felici e fiduciose. Facebook ha avuto un effetto positivo sull’autostima rispetto ad altre attività che aumentano la consapevolezza di sé. Specchi e foto, spiegano i ricercatori, ci fanno confrontare con gli standard sociali, mentre guardare i nostri profili Facebook potrebbe aumentare l’autostima perché è più facile controllare come ci si presenta al mondo.

 

Benessere

Nel complesso, gli effetti dei social media sul benessere sono ambigui. Tuttavia, ci sono prove più chiare dell’impatto su un gruppo di persone: i social media hanno un effetto più negativo sul benessere di coloro che sono più socialmente isolati.

 

Rapporti

Anche la semplice presenza di un telefono può interferire con le nostre interazioni, in particolare quando stiamo parlando di qualcosa di significativo. Le donne passano molto più tempo su Facebook e, rispetto agli uomini, sperimentano molta più gelosia nel farlo.

 

Invidia

Tuttavia, l’invidia non è necessariamente un’emozione distruttiva – spesso può farci lavorare di più. Ma il tipo di invidia che i ricercatori hanno rilevato è “benevola”, poichè sostengono porti la persona a migliorarsi.

 

Solitudine

Coloro che trascorrono più tempo sui social media hanno il doppio delle probabilità di riportare l’isolamento sociale, che può includere la mancanza di un senso di appartenenza sociale, impegno con gli altri e relazioni soddisfacenti. Passare più tempo sui social media, hanno detto i ricercatori, potrebbe spostare l’interazione faccia a faccia e anche far sentire le persone escluse. “L’esposizione a tali rappresentazioni altamente idealizzate delle vite dei pari può suscitare sentimenti di invidia e la convinzione distorta che gli altri conducano a vite più felici e di maggior successo, il che può aumentare l’isolamento sociale percepito“, spiegano.

 

Conclusioni

È chiaro che in molte aree, non si sa ancora abbastanza per trarre conclusioni forti. Tuttavia, le prove indicano che i social media influenzano le persone in modo diverso, a seconda delle condizioni preesistenti e dei tratti della personalità.

Come per il cibo, il gioco d’azzardo e molte altre tentazioni dell’era moderna, è probabilmente sconsigliabile un uso eccessivo per alcuni individui. Ma allo stesso tempo, sarebbe sbagliato dire che i social media siano una cosa universalmente negativa, perché chiaramente portano una miriade di benefici alle nostre vite.

Federica DiFederica

Condividere una buona azione sui social network: egocentrismo o un modo per dare l’esempio?

Sebbene a volte non ne siamo testimoni, ogni giorno avvengono gesti di gentilezza che ammorbidiscono il cuore di chiunque. In questi casi, le persone tendono a comportarsi altruisticamente, lasciando da parte i propri interessi per aiutare qualcuno.

Tuttavia, vivendo nell’era della comunicazione, molte persone criticano quanti pubblicano le proprie opere sui social network. A questo proposito, gli atti di gentilezza dovrebbero essere fatti in modo disinteressato, quindi pubblicarli sui social network e far loro eco non è altro che uno spettacolo di egocentrismo e desiderio di attirare l’attenzione. In questo senso, aiutare gli altri attirando l’attenzione anziché perseguire l’obiettivo di rendere il mondo un posto migliore, rappresenta una strategia per dirigere il centro dell’attenzione su se stessi.

D’altra parte, c’è chi sostiene che pubblicare un’opera buona sui social network, indipendentemente dalle motivazioni alla base dell’atto, possa avere un effetto positivo sul comportamento del resto della società.

Come vediamo, la condivisione di un atto di gentilezza nei social network può essere interpretata in due modi che possono sembrare contrari. Tuttavia, se analizziamo i processi che mantengono il comportamento umano, possiamo sviluppare uno sguardo più approfondito al fenomeno e capire che, in alcuni casi, le cose non sono così dicotomiche come sembrano.

 

Condividere un atto di gentilezza sui social network è egocentrico?

L’egocentrismo può essere inteso come un tratto della personalità o una tendenza comportamentale per cui le persone agiscono, quasi esclusivamente, per i propri interessi, a scapito dei bisogni degli altri. Nel caso che ci riguarda, le persone che condividono i loro atti di gentilezza nei social network sono egoiste perché, invece di agire per il bene degli altri, lo fanno ricevendo attenzione e nutrendo il loro ego.

In altre parole, questo comportamento è criticabile sulla premessa che i loro atti di gentilezza, anziché perseguire l’obiettivo di rendere il mondo un posto migliore, sono stati progettati per ricevere il riconoscimento e l’approvazione degli altri, e ciò serve da nutrimento per l’ego. Si potrebbe dire allora che sarebbe un atto di propaganda personale.

Tuttavia, prima di rimproverare queste motivazioni, dobbiamo tenere a mente due fattori. In primo luogo, considerando che l’essere umano è una specie sociale, il riconoscimento dei loro coetanei è una fonte importante di motivazione per gran parte del nostro comportamento. D’altra parte, quando le persone fanno qualcosa che le fa sentire bene, tendono a ripetere quel comportamento in futuro. È ciò che è noto come principio del piacere. Analizziamo questi fattori.

 

Perché le persone condividono le loro buone opere sui social network?

Il comportamento umano può essere spiegato in termini di vari fattori. In particolare, si sostiene che le persone condividono le loro buone opere perché li fanno sentire bene con se stessi e con l’obiettivo di ricevere l’approvazione degli altri. Questo è ciò che la scienza dice a riguardo.

 

Principio di piacere

Molti teorici sostengono che il comportamento dell’essere umano è motivato dall’edonismo. Ciò implica agire su ciò che ci dà piacere ed evitare ciò che è spiacevole. In questo senso, ripeteremo i comportamenti che ci fanno sentire bene con noi stessi e, allo stesso tempo, evitiamo ogni forma di disagio.

Se prendiamo questi approcci per analizzare il comportamento di coloro che condividono i loro atti di gentilezza nei social network, potremmo dire che, invece di agire in modo altruistico, sono motivati ​​dal principio del piacere. Questo, secondo alcune correnti morali, distoglierebbe gli atti di gentilezza, poiché, piuttosto che voler aiutare gli altri, le persone cercano di sentirsi bene con se stessi. Tuttavia, lasciando da parte la morale, un campo di analisi rovinato dalla soggettività, è possibile comprendere questo comportamento dal punto di vista scientifico.

A questo proposito, gli esperti del comportamento umano affermano che il comportamento, umano e animale, è soggetto ai principi dell’apprendimento. In generale, questi principi stabiliscono che qualsiasi comportamento che si traduca in conseguenze piacevoli verrà mantenuto nel tempo e verrà ripetuto in futuro.

Inoltre, i comportamenti che implicano conseguenze spiacevoli smetteranno di ripetersi in futuro. Secondo questo principio, se una persona mostra un atto di gentilezza, la condivide nei social network e questo gli dà piacere, sarà più propenso a ripetere questo comportamento in occasioni future.

Ora, non si tratta di giustificare questo comportamento. Piuttosto, l’obiettivo è separare la spiegazione scientifica di questo comportamento dalla sua valutazione sulla base di criteri morali.

La condivisione delle buone opere nei social network, indipendentemente dalla loro valutazione morale, sarà ripetuta in futuro, questo genera un senso di benessere, poiché fa parte della natura umana. D’altra parte, come vedremo in seguito, rendere pubblico un buon lavoro, genera riconoscimento da parte degli altri, che rappresenta anche una grande fonte di motivazione per l’essere umano.

 

Riconoscimento sociale

È risaputo che l’essere umano è una specie biopsicosociale. Ciò significa che il comportamento umano è inteso in termini di interazione tra i loro processi biologici e psicologici, inquadrati nelle convenzioni sociali delimitate e accettate dalla comunità a cui appartengono.

Pertanto, un’importante fonte di motivazione per l’essere umano ruota attorno all’approvazione e al riconoscimento degli altri. In particolare, varie indagini hanno dimostrato che il riconoscimento degli altri è una forza potente che ci spinge a comportarci in modi diversi.

Nel caso di persone che condividono le loro buone opere nei social network, si potrebbe dire che stanno cercando il riconoscimento e l’approvazione degli altri. Tenendo conto di questo, oltre a qualificare l’evento come buono o cattivo, un compito che riguarda il campo della moralità, può essere spiegato scientificamente.

In questo modo, quando una persona pubblica i suoi atti di gentilezza e riceve interazioni positive dal gruppo sociale a cui appartengono, sarà più probabile che ripeterà questo comportamento in futuro.

In sintesi, si può affermare che il comportamento oggetto di analisi, oltre ad essere messo in discussione morale, può essere spiegato in termini di principi di apprendimento che determinano quali comportamenti sono parte del repertorio comportamentale degli individui.

D’altra parte, seguendo nel campo della scienza, la condivisione di atti di gentilezza nei social network può avere effetti positivi sulla società.

 

Quali effetti potrebbe avere la condivisione di buone opere sui social network?

Le nostre influenze comportamentali sono compromesse dall’ambiente, quindi ogni nostro comportamento ha un effetto sulle persone che ci circondano e il comportamento degli altri ha un effetto particolare sul patrimonio.

A questo proposito, molti sostengono che pubblicare atti di gentilezza nei social network e nei diversi media può servire da esempio per altre persone a comportarsi in modo simile. Vediamo cosa dice la scienza al riguardo.

 

Apprendimento sociale

Una delle teorie che sono state usate più ampiamente per comprendere e spiegare il comportamento umano è la teoria dell’apprendimento sociale di Albert Bandura. In generale, questa teoria afferma che le persone imparano e sviluppano comportamenti dall’osservazione di altri individui.

Nella nostra vita quotidiana, osserviamo costantemente il comportamento di chi ci circonda, che funge da modello. Questa esposizione al comportamento degli altri influenza il nostro stesso comportamento.

Per provarlo, Bandura ha progettato un esperimento. Due gruppi di bambini, inizialmente, sono stati esposti a una serie di video e poi sono stati osservati mentre giocavano liberamente in una stanza piena di vari tipi di giocattoli.

Nello specifico, mentre un gruppo di bambini è stato esposto a video di contenuto aggressivo, l’altro gruppo di bambini ha osservato produzioni con contenuti neutri. Successivamente, è stato osservato che i bambini che avevano guardato video violenti tendevano a giocare in modo molto più aggressivo nella seconda fase dell’esperimento.

Esempi come questo si verificano costantemente nelle nostre vite quotidiane. I bambini imparano osservando i loro genitori, gli adulti imparano osservando quelli che ammirano, ecc. Non per niente, i saggi invitano a insegnare con l’esempio.

Sulla base di ciò, la condivisione di atti di gentilezza nei social network potrebbe servire da esempio per le persone a imitare questo comportamento. Ecco perchè le persone esposte a questo tipo di contenuti nei social network potrebbero sentirsi più motivate a comportarsi nello stesso modo se la percepiscono come una buona azione e se ciò comporterà conseguenze piacevoli nell’immediato futuro.

Ora, una volta compreso il motivo per cui le persone condividono i loro atti di gentilezza e quali effetti ciò può avere sulla società, resta da stabilire se, in definitiva, si tratta di comportamenti egoistici o di un esempio.

 

Quindi, egocentrismo o esempio?

Come abbiamo visto, le persone condividono i loro atti di gentilezza nei social network perché li fanno sentire bene e questo gli fa ottenere riconoscimento dagli altri. In questo senso, si potrebbe dire che, essendo motivati ​​dal principio del piacere, questo è un atto di egocentrismo.

Allo stesso tempo, è stato osservato che questo può aumentare la probabilità che altre persone si comportino in modo simile e ripetere gli stessi atti di gentilezza in altri scenari. Tenendo presente questo, è anche possibile affermare che è un modo di dare l’esempio.

Tuttavia, quando ci riferiamo alle cause del comportamento, possiamo renderci conto che, indipendentemente dalle motivazioni intrinseche di ogni persona, questo tipo di comportamento è parte della natura umana, perché tendiamo a fare cose che ci fanno sentire bene e cercano il approvazione di chi ci circonda.

Così, ci saranno persone che fanno questo per attirare l’attenzione, mentre ci saranno altri che lo fanno per mostrare al resto della gente che, con le nostre azioni, possiamo rendere il mondo un posto migliore. Infine, ci saranno quelli che ne approfittano per ottenere particolari guadagni.

Tuttavia, poiché fa parte della natura umana, è possibile comprenderlo e spiegarlo da una prospettiva scientifica. Dipenderà dai principi morali di ognuno per decidere se questo è buono o cattivo.

Federica DiFederica

Anonimato sui social network: qual è la stretta separazione tra persona online e identità offline

Molti utenti dei social network scelgono di mascherare le loro identità reali. Questo può essere fatto attraverso l’anonimato (senza fornire alcun nome) o la pseudonimia (fornendo un nome falso).

Alcune persone che preferiscono un personaggio anonimo o pseudonimo includono, ma non sono limitati a:

  • Gli individui con condizioni mediche che vogliono discutere i sintomi e il trattamento senza creare una registrazione pubblica della loro condizione;
  • Blogger e attivisti impegnati in discussioni politiche, soprattutto su questioni controverse;
  • Insegnanti e operatori per l’infanzia;
  • Professionisti medici, compresi i professionisti della salute mentale;
  • Agenti delle forze dell’ordine, pubblici ministeri, ufficiali per la libertà vigilata e la libertà vigilata, giudici e altri dipendenti del tribunale;
  • Vittime di stalking, violenza sessuale e violenza domestica;
  • Bambini e giovani;
  • In cerca di lavoro.

In effetti, l’anonimato è uno strumento utile per chiunque preferisca mantenere una stretta separazione tra una persona online e un’identità offline. Può anche essere abusato da individui che cercano di proteggere le loro identità mentre si impegnano in attività illegali.

In genere, gli utenti che preferiscono impegnarsi nei social network senza divulgare la loro vera identità creeranno profili utilizzando un falso nome e un falso indirizzo di posta elettronica. Se si sta considerando un profilo pseudonimo, fare riferimento ai termini di servizio per il sito di social networking. Fornire informazioni false o incomplete viola i termini di servizio di alcuni siti di social network. Gli utenti dovrebbero prendere in considerazione l’utilizzo di software che maschera gli indirizzi IP, come TOR . Gli utenti dovrebbero inoltre ricordare di cancellare tutti i cookie dopo aver visitato un sito di social network.

Tieni presente che è difficile separare realmente le identità online e offline. È possibile divulgare informazioni identificative tramite aggiornamenti di stato, appartenenze a gruppi, fotografie, reti di amici e altri indicatori. In effetti, numerosi studi hanno dimostrato che i dati anonimi possono spesso essere collegati a individui specifici.

Federica DiFederica

Social network e ricerche di lavoro: i pro e i contro da tenere in considerazione

Chi è in cerca di lavoro si rivolge sempre più spesso ai social network per proporsi ai potenziali datori di lavoro, collaborare con altri professionisti e cercare nuove opportunità. Tuttavia, un profilo di social networking non professionale può anche rendere un candidato inadatto, rivelando troppe informazioni personali o poco lusinghiere a un potenziale datore di lavoro. Questa sezione esamina i pro e i contro del social networking per chi cerca lavoro.

Questo breve vademecum può essere applicato a qualsiasi situazione in cui la reputazione di una persona sia importante, come ad esempio:

  • Affittare un appartamento;
  • Uscire con qualcuno;
  • Avviare o mantenere un rapporto professionale, ad esempio come imprenditore indipendente o in posizione manageriale;
  • Impegnarsi in posizioni di volontariato o elettorali;
  • Domanda per college o borse di studio;
  • Essere considerato in un processo di selezione di una giuria.

In che modo i social network possono assistere i candidati alla ricerca di un lavoro

Esistono vari modi in cui i social network possono aiutare nella “caccia al lavoro”. Se un candidato contatta inizialmente un potenziale datore di lavoro via Internet, un profilo su un social network può aiutare a confermare che c’è una persona reale dietro un indirizzo email.

I social network aumentano anche le opportunità di networking. Un candidato può avvisare gli altri di un interesse a trovare un lavoro, così come i dettagli sulla posizione desiderata, pubblicando questo suo interesse su un social. Le reti professionali, come LinkedIn, sono progettate per fornire informazioni sull’istruzione, la storia lavorativa e le realizzazioni a un gran numero di persone. Ci sono anche gruppi professionali o di interesse su una varietà di reti che possono aumentare la visibilità e i contatti.

I potenziali datori di lavoro possono utilizzare i social network per confermare interessi, livello di istruzione e background in modo veritiero. Possono anche conoscere altri interessi che un candidato può avere. Le persone che creano profili di social networking positivi, interessanti e informativi possono sembrare candidati più forti per determinati lavori. Ciò è particolarmente vero, ma non limitato a lavori che coinvolgono la divulgazione e la comunicazione.

Come i social network  possono ostacolare le persone in cerca di lavoro

I social possono inavvertitamente rivelare informazioni che chi cerca lavoro può scegliere di rivelare di sé. I potenziali datori di lavoro usano spesso qualsiasi informazione che possono raccogliere su un candidato nel prendere una decisione di assunzione. È importante sapere quali informazioni possono essere viste dai “non-contatti” e considerare quale tipo di conclusioni potrebbero trarne.

Immagini o post poco lusinghieri potrebbero compromettere seriamente la probabilità di essere assunti. Anche se si pubblicano queste informazioni utilizzando impostazioni di privacy restrittive, ci sono molti modi in cui potrebbe diventare disponibile.

Come regola generale, prima di pubblicare qualcosa su un profilo di social network, immaginalo visualizzato su un cartellone sul lato di un’autostrada. Ti sentiresti a disagio nel vederlo lì? Se è così, potresti non volerlo pubblicare affatto.

Sebbene sia illegale e molto difficile da dimostrare, i potenziali datori di lavoro potrebbero discriminare in base alle informazioni disponibili dalle immagini del profilo e altre informazioni facilmente disponibili. Essere consapevoli di rivelare anche informazioni di base come:

  • Età;
  • Genere;
  • Invalidità;
  • Orientamento sessuale;
  • Affiliazioni politiche;
  • Altri gruppi e contatti

Inoltre, i post negativi su un lavoro corrente potrebbero danneggiare le probabilità di un candidato di ottenere un’offerta.

Come i social media possono farti licenziare

I datori di lavoro monitorano sempre più ciò che i dipendenti postano sui siti di social network. In effetti, molte aziende hanno politiche sui social media che limitano ciò che è possibile o meno pubblicare sui siti di social networking sul proprio datore di lavoro. Un sito web, Compliance Building, possiede un database di politiche sui social media per centinaia di aziende. Chiedere quale sia la più appropriate per la tua azienda può essere un buon passo in avanti.

In generale, i post correlati al lavoro hanno il potenziale per causare danni all’azienda. Le leggi anti-discriminazione vietano ai datori di lavoro di disciplinare i dipendenti in base a età, razza, colore, religione, origine nazionale o genere. Se ritieni di essere stato discriminato, contatta un avvocato.

Infine, non esiste una legge che metta a conoscenza del fatto che un datore di lavoro stia verificando o monitorando i dipendenti sui siti di social network. In effetti, i datori di lavoro possono persino assumere società di terzi per monitorare l’attività dei dipendenti online per loro.

Di norma, la seguente guida generale potrebbe aiutare:

  • Le politiche dei datori di lavoro non dovrebbero essere così radicali da proibire il tipo di attività tutelate dal diritto del lavoro federale, come la discussione delle retribuzioni o delle condizioni di lavoro tra i dipendenti;
  • I commenti di un dipendente sui social media non sono generalmente tutelati se si tratta di mere lamentele non fatte in relazione all’attività di gruppo tra i dipendenti.
Federica DiFederica

Tipi di social network: quali sono, come li riconosciamo e come li “viviamo”

Esistono molti tipi di social network. Questa scheda informativa esamina le implicazioni sulla privacy e sulla sicurezza dell’utilizzo di alcuni di essi.  La maggior parte delle reti sociali combina elementi di più di uno di questi tipi di network e l’obiettivo di un social può cambiare nel tempo. 

Sebbene questa scheda informativa non indirizzi ogni tipo di social network, molte delle raccomandazioni sulla sicurezza e sulla privacy sono applicabili ad altri tipi di reti.

  • Network personali

    Queste reti consentono agli utenti di creare profili online dettagliati e connettersi con altri utenti, con particolare attenzione alle relazioni sociali, come l’amicizia. Ad esempio, Facebook, Friendster e MySpace sono piattaforme per comunicare con i contatti. Queste reti spesso coinvolgono utenti che condividono informazioni con altri utenti approvati – quali sesso, età, interessi, background educativo e impiego, nonché file e collegamenti a musica, foto e video. Queste piattaforme possono anche condividere informazioni selezionate con individui e applicazioni che non sono contatti autorizzati.

  • Reti di aggiornamento dello stato

    Questi tipi di social network sono progettati per consentire agli utenti di pubblicare brevi aggiornamenti di stato per comunicare rapidamente con altri utenti. Ad esempio, Twitter concentra i suoi servizi sulla fornitura di aggiornamenti immediati e brevi. Queste reti sono progettate per trasmettere informazioni rapidamente e pubblicamente, sebbene possano esistere impostazioni di privacy per limitare l’accesso agli aggiornamenti di stato.

  • Reti di localizzazione

    Con l’avvento dei telefoni cellulari abilitati GPS, le reti di localizzazione stanno diventando sempre più popolari. Queste reti sono progettate per trasmettere la propria posizione in tempo reale, sia come informazioni pubbliche sia come aggiornamento visualizzabile per i contatti autorizzati. Molte di queste reti sono costruite per interagire con altri social network, in modo che un aggiornamento effettuato su una rete di ubicazioni possa (con autorizzazione appropriata) postare su altri social network.

  • Reti di condivisione dei contenuti

    Queste reti sono progettate come piattaforme per la condivisione di contenuti – come musica, fotografie e video. Quando questi siti web introducono la capacità di creare profili personali, stabilire contatti e interagire con altri utenti attraverso commenti, diventano social network e hub di contenuti.

  • Reti di interesse condiviso

    Alcuni social network sono costruiti attorno a un interesse comune o adattati a un gruppo specifico di persone. Queste reti incorporano funzionalità di altri tipi di social network, ma sono rivolte verso un sottoinsieme di individui – come quelli con hobby simili, background educativi, affiliazioni politiche, background etnici, opinioni religiose, orientamenti sessuali o altri interessi che definiscono.  

Federica DiFederica

Cosa non dovresti condividere sui social network quando sei in vacanza

Gli esperti in cybersecurity avvertono che, durante le feste o i weekend, aumentano i rischi di furto d’abitazione, furto d’identità e truffe. Anche se l’idea non è quella di cadere nella paranoia e arrivare ad eliminare i diversi account sui social media (o non uscire di casa), le seguenti sono alcune considerazioni per tenere conto delle informazioni che condividiamo su internet durante questa stagione di riposo.

La prima cosa da NON fare è “annunciare” che la tua casa è sola. I criminali, infatti, approfittano delle festività natalizie ma anche di molte altre ricorrenze in genere per fare incetta di appartamenti da svaligiare. È facile fare intelligence attraverso i social network. I criminali sfruttano le informazioni che l’utente condivide per sapere se è a casa o no. Possono analizzare dove e per quanto tempo saranno assenti e portare a termine una rapina.

Fotografie, luoghi condivisi e contatti possono essere sufficienti ai criminali informatici per generare un profilo utente con dettagli sul loro comportamento e reddito. È ancora più facile pubblicando una foto del biglietto aereo, con la quale, persino, qualcuno potrebbe tracciare il volo in tempo reale.

I bambini

Sono i più vulnerabili. I bambini sono quelli che più condividono questo tipo di contenuti. Alcuni criminali informatici si fingono minorenni per ingannare gli altri e studiare il profilo della famiglia. Ciò che è condiviso nei social network non è più privato e può essere disponibile non solo per i contatti ma anche per le conoscenze degli altri. Cioè, se carichi una foto del tuo viaggio e tuo cugino lo condivide, il contenuto è ora visibile, scaricabile e utilizzabile anche per i suoi amici.

Ecco perché devi iniziare esaminando le impostazioni sulla privacy delle tue reti (e dei tuoi figli). La maggior parte delle reti offre la possibilità di limitare l’ambito dei contenuti e, se necessario, è possibile creare gruppi specifici. E’ possibile creare gruppi chiusi di amici o familiari per condividere tali informazioni.

Si consiglia, inoltre, di evitare di mostrare il tipo di regali che riceviamo, soprattutto i più costosi, in modo da non attirare l’attenzione dei criminali.

Un’altra misura di sicurezza è ciò che gli esperti chiamano “austerità dei dati”. Ad esempio, invece di pubblicare il dettaglio del viaggio, i tuoi biglietti aerei (o peggio, il tuo passaporto) e rivelare dove stai andando, puoi scegliere di creare successivamente un album con le immagini.

Non esporre te stesso sui social network

Secondo gli esperti di sicurezza informatica, queste sono alcune delle cose che dovresti evitare di pubblicare sui social network :

  • Il tuo documento di identità: oltre al numero, la data di rilascio del documento e la sua nascita sono utilizzati nei procedimenti bancari per confermare la tua identità. Ricorda che il documento contiene anche le impronte digitali.
  • Biglietti: da un lato, si può clonare il biglietto stampando il corrispondente codice a barre. D’altra parte, i biglietti contengono anche informazioni sulla tua destinazione e sul numero del tuo volo, tanto da poter conoscere la tua posizione in tempo reale.
  • Targhe auto: con queste informazioni è possibile fare qualsiasi cosa: accedere all’assicurazione, avere informazioni tecnico-meccaniche e ulteriori dettagli.
  • Regali di lusso: se hai cambiato tutti i tuoi mobili, se hai ristrutturato la cucina, se hai comprato auto, computer, ecc., evita di mostrarlo nelle reti perché può risvegliare l’interesse delle band organizzate.
  • Fotografie in costume da bagno: in particolare, i minori sono i più vulnerabili. Le immagini in costume da bagno, in spiaggia o in piscina possono essere rubate e utilizzate per scopi criminali.
  • Stati estremi: evitare di pubblicare fotografie o contenuti che mostrano eccessi come stati di euforia di una festa o quanto si beve, ma anche pubblicazioni depressive. Entrambi gli stati possono influenzare la reputazione del tuo account e generare disagio in ambienti esterni, come il posto di lavoro.
Federica DiFederica

Effetto “Mi piace” dei social media sul cervello e comportamento degli adolescenti

Gli stessi circuiti cerebrali attivati ​​mangiando cioccolato e vincendo denaro vengono attivati ​​quando gli adolescenti vedono un gran numero di “Mi Piace” sulle proprie foto postate su un social network. E’ questo il risultato di un nuovo studio in cui i ricercatori hanno letteralmente scansionato il cervello degli adolescenti mentre usano i social media.

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