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Federica DiFederica

Come avere una buona (e rispettosa) comunicazione tra datore di lavoro e dipendenti

La comunicazione è fondamentale. Che tu sia un dipendente o un datore di lavoro, il “come dirlo” fa la differenza. Sii chiaro su cosa stai cercando di ottenere e spiegare ai dipendenti, o ai loro rappresentanti o entrambi, se stai informando, consultando o negoziando con loro. Allo stesso modo, se sei un lavoratore, rivolgi le tue richieste in modo fermo, ma educato.

Tuttavia, è ai primi che dovremmo fare un po’ più di attenzione. Il rivestire il ruolo di “capo” non è cosa semplice e si scade più spesso nell’antipatia che nell’essere amati. E l’annosa questione della differenza tra un boss e un leader rimane evidente.

Se, dunque, sei un datore di lavoro, dovresti incoraggiare un flusso bidirezionale di informazioni tra dipendenti e i manager. E, per farlo, devi tenere conto di alcuni importanti fattori:

  • tenere riunioni periodiche;
  • usare un linguaggio che i dipendenti comprendano, non solo il gergo;
  • mantenere le discussioni focalizzate, pertinenti, locali e tempestive;
  • usare domande aperte per trarre idee dai dipendenti;
  • assicurare che le comunicazioni raggiungano ogni dipendente, ad esempio non dimenticare i lavoratori part-time, i lavoratori a domicilio e i lavoratori assenti (ad esempio, quelli in ferie e quelli assenti a causa di malattia);
  • usare gli eventi sociali per abbattere le barriere e creare fiducia;
  • quando hai bisogno di comunicare problemi controversi o delicati , ad es. risultati aziendali mediocri, dovresti farlo faccia a faccia. Di solito è meglio avere un senior manager che discuta di questioni così importanti. Il vantaggio della comunicazione parlata e faccia a faccia è il fatto che si tratta di un modo diretto ed efficace per superare le distanze. Tuttavia, non vi si può fare affidamento completamente perché possono sorgere malintesi e voci di corridoio e si potrebbe desiderare di rafforzarla con una conferma scritta.

Assicurati che chiunque parli con i dipendenti sia pienamente informato e offra l’opportunità ai dipendenti di porre domande: se ti viene fatta una domanda a cui non sai rispondere, dillo. Potresti avvisare che avresti avuto bisogno di notifica di quella domanda poiché non hai attualmente le informazioni da fornire per una risposta immediata. Spiega che avrai una risposta a tempo debito. Affinché tutti i dipendenti siano informati, puoi inviare un’email a tutto il personale una volta che hai una risposta a una domanda che li riguarda tutti. E se non c’è risposta, spiega perché; mentre se puoi avere una risposta entro una determinata scadenza, dillo.

Una comunicazione scritta efficace è in genere accurata, breve e chiara. È buona prassi disporre di copie di tutte le politiche e informazioni aziendali in un unico posto a cui i dipendenti hanno accesso, ad esempio una intranet. I dipendenti possono consultare le procedure, i doveri e le condizioni contrattuali a loro piacimento o quando hanno bisogno di chiarimenti.

Ad ogni modo, mai e poi mai usare un linguaggio piccato, autoritario in senso spregiativo e toni autarchici. Regola che vale anche nella comunicazione scritta, nella quale il CAPS LOCK fa sempre fare una gran brutta figura! I vostri dipendenti sono lavoratori e l’era delle piantagioni di caffè in Alabama sono finite da tempo!

Federica DiFederica

Come la tecnologia (e i social network) stanno cambiando il modo in cui comunichiamo

In un mondo in cui la tecnologia sta penetrando in tutte le aree della nostra quotidianità, è innegabile che trascorriamo la maggior parte del nostro tempo a guardare lo schermo dei nostri smartphone o a stare seduti davanti ad un computer, che sia per lavoro che per gioco.

Anche se la tecnologia ci assorbe e ci porta ad essere più sedentari e pigri del necessario, siamo perennemente collegati con mezzi virtuali. Diversi sondaggi hanno determinato che, in quanto esseri umani, e contro ogni previsione, ancora cerchiamo un’interazione sociale. E questa è una buona notizia.

Nell’immediato futuro, l’irruzione della tecnologia nelle nostre vite continuerà. Non solo è cambiato e cambierà il modo in cui comunichiamo con le persone che conosciamo, ma anche con quelli che non conosciamo e, in una certa misura, possiamo dire che la tecnologia è diventata così onnipresente nella nostra esistenza che non ne siamo nemmeno consapevoli.

 

I social network

È un argomento controverso su come i social network stiano cambiando il modo in cui comunichiamo. Piattaforme come Facebook e YouTube superano un miliardo di utenti attivi mensilmente. E questo dà origine a un’idea del modo in cui abbiano completamente ridefinito la maniera in cui costruiamo e manteniamo le relazioni.

Questi social network si sono fatti strada nei nostri uffici, nei salotti e persino nelle sale da pranzo delle nostre case. Sono persino diventati il ​​nostro modo preferito di incontrare le persone per stabilire relazioni “intime”.

Si stima che gli adulti trascorrano dalle 20 alle 28 ore settimanali sui social network e abbiano in media 275 connessioni personali attraverso i loro canali social. In alcuni casi, dove questi dati vengono superati, la persona può finire per soffrire di una certa dipendenza da Facebook o dal social network che usa. Tuttavia, solo l’11% degli intervistati vede/incontra fisicamente le proprie connessioni social su base regolare. La comunicazione così come la conosciamo sta cambiando rapidamente.

I social network, gli smartphone e i cloud hanno cambiato le nostre vite, hanno cambiato il modo di comunicare e continueranno a rivoluzionare l’azienda e il nostro modo di vivere nei prossimi decenni. Lo si vede nel modo di relazionarsi su una pagina Facebook e nel linguaggio non sempre appropriato usato dagli utenti, giovani e meno giovani.

Ma una domanda che è più una riflessione è d’obbligo: così come l’hanno trasformata – al momento in negativo – è possibile che i social media e la tecnologia risolvano un problema di comunicazione che oggi non sempre è così cordiale e appropriata?

Federica DiFederica

La sfida della comunicazione nei social network: l’arte di saper comunicare con gli utenti

Portare a termine una comunicazione di successo è già un compito complesso in qualsiasi ambito della vita. Ma cosa succede quando gli interlocutori si moltiplicano e c’è una sola voce che risponde? Comunicare nei social network richiede una serie di competenze da parte di professionisti di social media marketing. Nello specifico, quando si risponde a una persona ma non solo si comunica con lei, ma si lancia un messaggio pubblico a tutti coloro che leggono quel commento.

Comunicare sui social media è molto simile a parlare in pubblico e di fronte a diversi giornalisti pronti a echeggiare ogni parola che diciamo, qualcosa di rischioso quando parliamo di un marchio o di un’azienda. Di fronte alla gestione di un account aziendale nei social network è necessario che ci esprimiamo con cautela, quasi come se sentissimo sul nostro collo il respiro dell’onnipresente e vigile Grande Fratello di Orwell. Potrei sembrare esagerata, ma tenete presente che ciò che diciamo non sarà visto solo da migliaia di occhi, ma sarà registrato per sempre nella selce di Internet.

Nella comunicazione c’è una norma di base, ossia quella regola per la quale per comunicare prima devi avere qualcosa da dire. Pertanto, che un marchio si avventuri e faccia il salto sui social network senza una strategia definita, sarà un grave errore nella stragrande maggioranza dei casi.

La prima cosa che un’azienda o un’istituzione devono prendere in considerazione durante la comunicazione è chi è e a chi dovrà indirizzarsi, non solo in termini di target, ma  del tipo di community che segue un determinato account. Non utilizzerà lo stesso tono e il linguaggio di una fondazione dedicata all’arte classica se si tratta di un festival di musica tecno, non solo per la natura di ciascuna delle community, ma dei partner che ne faranno parte. Mentre nel primo caso si dovrebbe usare un linguaggio raffinato e stare molto attenti all’espressione, nel secondo degli esempi si dovrà cercare di avvicinarsi a chi legge, essere entusiasti usando un linguaggio giovanile e ricco di onomatopee e gergo ben gestito, naturalmente senza trascurare la correzione sintattica, grammaticale o linguistica. Dovremo anche prendere in considerazione il tipo di social network in cui comunichiamo, adattare tono, vocabolario e messaggio.

Ma il comunicatore nei social network deve essere in grado non solo di adattare il proprio tono e linguaggio alla propria comunità, ma anche di adattarsi a ciascuno dei membri in particolare. Per fare ciò, deve avere una capacità sufficiente a percepire l’intenzione e le condizioni di ciascuna delle persone che si rivolgono al marchio e rispondere di conseguenza in modo che l’individuo in questione sperimenti un senso di vicinanza che inneschi l’empatia. La cosa facile è rispondere a qualcuno; la cosa difficile è scoprire o persino identificare la personalità di un individuo per rispondere di conseguenza. Essere in grado di raggiungere questo livello non è un compito facile e sarà necessario che il comunicatore nei social network sia un esperto di comunicazione e una persona empatica.

Una buona comunicazione è un’arte. Ci sono persone che nascono con il dono della parola, con un’incredibile capacità di convincere, persuadere. Persone che sono capaci di trasformare la realtà solo dal modo in cui la descrivono. Queste sono le persone che un’azienda dovrebbe cercare. Ovviamente, avere una formazione adeguata nella comunicazione e persino nelle lingue dovrebbe essere un requisito fondamentale quando si seleziona il community manager.

 

Solo questione di empatia?

Questa capacità dovrebbe servire al comunicatore per interpretare correttamente i messaggi che riceve, spesso con scarsa informazione o scarsamente strutturata. Conoscere a fondo il funzionamento della società e il prodotto o il servizio di cui un portavoce contribuirà notevolmente a leggere tra le righe e il know how per interpretare correttamente i messaggi a volte disgiunti ricevuti. Tutto per evitare di chiedere di nuovo a cosa si riferisce il soggetto, poichè può portare a creare un senso di incomprensione che suppone che l’utente percepisca improvvisamente il marchio come un essere distante, che non lo capisce.

È molto importante, quindi, che il comunicatore nei social network rilevi e controlli l’umore del suo interlocutore, anche nei casi più ambigui. Stranamente, a volte non è facile distinguere da un commento decontestualizzato se l’utente è arrabbiato o sta semplicemente scherzando. Sarà necessario che il responsabile della community sappia come differenziarlo e, nel caso in cui sia arrabbiato, offrire una risposta che soddisfi completamente o, almeno, il più possibile.

Ciò si ottiene attraverso diverse linee guida che devono essere seguite nel messaggio di risposta, ad esempio mostrando un particolare interesse nel conoscere il caso, permettendo di vedere la volontà di aiutare, prendendo le distanze dal marchio o il reparto che l’utente crede colpevole del suo problema e fargli capire che siamo vicini a lui con sottigliezza, usare parole positive e rassicuranti e, soprattutto, farlo sentire ascoltato e percepire che capiamo che il suo problema è importante.

Federica DiFederica

Tipi di social network: quali sono, come li riconosciamo e come li “viviamo”

Esistono molti tipi di social network. Questa scheda informativa esamina le implicazioni sulla privacy e sulla sicurezza dell’utilizzo di alcuni di essi.  La maggior parte delle reti sociali combina elementi di più di uno di questi tipi di network e l’obiettivo di un social può cambiare nel tempo. 

Sebbene questa scheda informativa non indirizzi ogni tipo di social network, molte delle raccomandazioni sulla sicurezza e sulla privacy sono applicabili ad altri tipi di reti.

  • Network personali

    Queste reti consentono agli utenti di creare profili online dettagliati e connettersi con altri utenti, con particolare attenzione alle relazioni sociali, come l’amicizia. Ad esempio, Facebook, Friendster e MySpace sono piattaforme per comunicare con i contatti. Queste reti spesso coinvolgono utenti che condividono informazioni con altri utenti approvati – quali sesso, età, interessi, background educativo e impiego, nonché file e collegamenti a musica, foto e video. Queste piattaforme possono anche condividere informazioni selezionate con individui e applicazioni che non sono contatti autorizzati.

  • Reti di aggiornamento dello stato

    Questi tipi di social network sono progettati per consentire agli utenti di pubblicare brevi aggiornamenti di stato per comunicare rapidamente con altri utenti. Ad esempio, Twitter concentra i suoi servizi sulla fornitura di aggiornamenti immediati e brevi. Queste reti sono progettate per trasmettere informazioni rapidamente e pubblicamente, sebbene possano esistere impostazioni di privacy per limitare l’accesso agli aggiornamenti di stato.

  • Reti di localizzazione

    Con l’avvento dei telefoni cellulari abilitati GPS, le reti di localizzazione stanno diventando sempre più popolari. Queste reti sono progettate per trasmettere la propria posizione in tempo reale, sia come informazioni pubbliche sia come aggiornamento visualizzabile per i contatti autorizzati. Molte di queste reti sono costruite per interagire con altri social network, in modo che un aggiornamento effettuato su una rete di ubicazioni possa (con autorizzazione appropriata) postare su altri social network.

  • Reti di condivisione dei contenuti

    Queste reti sono progettate come piattaforme per la condivisione di contenuti – come musica, fotografie e video. Quando questi siti web introducono la capacità di creare profili personali, stabilire contatti e interagire con altri utenti attraverso commenti, diventano social network e hub di contenuti.

  • Reti di interesse condiviso

    Alcuni social network sono costruiti attorno a un interesse comune o adattati a un gruppo specifico di persone. Queste reti incorporano funzionalità di altri tipi di social network, ma sono rivolte verso un sottoinsieme di individui – come quelli con hobby simili, background educativi, affiliazioni politiche, background etnici, opinioni religiose, orientamenti sessuali o altri interessi che definiscono.  

Federica DiFederica

WhatsApp, ovvero la “mano del diavolo” che dispensa ansie e paure

Poiché è praticamente impossibile fare a meno – diciamocelo – di qualcosa di essenziale nella vita di oggi come Whatsapp – o qualsiasi altro mezzo di comunicazione immediata, il problema della “comunicabilità”, fiducia e interazione si intensifica. Tuttavia, ciò che si può fare è cominciare a capire che il problema non è lo strumento, ma l’uso inadeguato che ne è fatto.

Qualsiasi applicazione che è nelle mani di una persona, il cui obiettivo primario è quello di usarlo per avere il controllo su un’altra persona (in questo caso il partner), farà scattare l’ansia di quell’individuo. Quando si tratta fondamentalmente di utilizzare uno strumento attraverso motivazioni inadeguate, stiamo parlando di atteggiamenti e comportamenti derivati ​​da una profonda e personale insicurezza – letteralmente e simbolicamente parlando.

In questo senso ci sono due problemi che influenzano significativamente l’uso di WhatsApp come mezzo per controllare la coppia: errata percezione e assunzione. Da un lato, la percezione è ciò che ci permette di avere una prima conoscenza di qualcosa basata sulle impressioni che i sensi comunicano. Tuttavia, l’assenza o l’inadeguata informazione di quei sensi possono facilmente portarci a una percezione errata. Ciò accade nel caso in cui, ad esempio, la persona anticipa le informazioni e assume che quel che percepisce è il comunicare qualcosa – quando non è realmente così. “So che hai visto il messaggio” potrebbe essere il pensiero di non ricevere una risposta dopo la doppia verifica blu. Ma questa percezione diventa errata e lascia il posto a uno stato di ansietà quando quel pensiero è seguito da un “…e non voleva rispondermi”.

La verità è che questa è un’anticipazione che ovvia alla realtà: sappiamo solo che ha visto il messaggio. Se ci concentrassimo su quest’ultimo dato, non ci sarebbe motivo di soffrire di ansia.

In secondo luogo, quando percepiamo erroneamente e ci separiamo dalla realtà anche solo per un breve momento, assumiamo che le nostre paure siano vere; la vittima della “sindrome del doppio controllo” entra nella sfiducia e inizia a collegare un’idea dopo l’altra con ciò che finisce per chiudere il morsetto di quello stato. Se l’utente non ha il suo “rinforzo positivo” – la risposta – per dirla in qualche modo, la miriade di pensieri errati non si ferma.

La verità è che è difficile accettare che WhatsApp, Facebook o qualsiasi altro strumento del genere siano decisivi per diluire le relazioni di coppia, perché ci sono ancora molti milioni di persone le cui relazioni sentimentali non sono state toccate, eviscerate, influenzate. Influenzate? Sì, certo.

La responsabilità diretta ha a che fare con la capacità di ciascuna persona di mettere in pratica un’intelligenza emotiva che promuova un’appropriata assertività nell’uso di queste applicazioni e nel loro legame diretto con le loro relazioni. È un po’ come ricordare il vecchio detto popolare: “Le armi sono caricate dal diavolo, ma quelle stupide le sparano”. Ci vediamo la prossima volta.

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