Riflettevo sul fatto che, oggi, molte dinamiche sociali sono cambiate. E questo è un dato di fatto pressoché ormai anche appurato. Mi riferisco a dinamiche decisamente aderenti alla nostra quotidianità che vanno da un incontro in strada, un saluto con la mano o con una reaction sui vari messenger.

La riflessione, in particolare, mi è scaturita un giorno, sulla scale mobili di un supermercato. Ho incrociato una ragazza. Mi ha guardata di sfuggita, come si guarda qualcuno che non si conosce. Io l’ho guardata, al contrario, come se la conoscessi da sempre.

Facebook e i social network avvicinano le persone, anche inconsapevolmente. Nati per creare una rete di legami più o meno vicini o più o meno distanti, i social collegano le persone anche se queste non hanno la più pallida idea di chi siano nella realtà.

Un tempo era “chi è quello? dove l’ho visto?“. Oggi è: “quello/a è l’amico/a di X!” e, pur non conoscendolo di persona, accade che lo si senta e percepisca vicino e familiare perchè taggato più volte sulla bacheca dell’amico in comune.

Cosa sta accadendo ai rapporti umani? quale potrebbe essere la prossima evoluzione di una stretta di mano che, al giorno d’oggi, si traveste da una richiesta d’amicizia? Perchè fateci caso: adesso, una richiesta d’amicizia sotto forma di notifica su Facebook è pari ad un giro in gruppo e una bevuta con scambi di numero di telefono. Il tutto sospinto dall’appropriata dicitura “amici in comune” che desta la curiosità nel capire di chi si sta parlando, chi ha mostrato un interesse verso di noi (o chi, nella peggiore delle ipotesi, è solo curioso!).

Tutto questo per dire che emeriti sconosciuti, incontrati per caso per strada o in un centro commerciale, non sono poi così sconosciuti come potrebbe sembrare. Sono persone che hanno qualcosa o qualcuno in comune con noi, di cui ignoriamo l’origine fino a quando le sinapsi non collegano un volto a una foto e questa ad un contatto che ci lega. In una rete infinita di intrecci più o meno stabili, più o meno evidenti. Che, nella maggior parte dei casi, non portano a nulla, se non a rimanere nell’anonimato o con il dubbio che anche l’altro ci abbia riconosciuti.