psicosi-cibernetica

La tendenza a vedere (o non vedere) i fatti secondo ciò che meglio si adatta alle opinioni già formate e alla manipolazione del traffico sui social network (per creare la falsa impressione della popolarità di certe idee) sembra generare una psicosi cibernetica metaforica. In termini generali, la psicosi si riferisce a disturbi nel senso della realtà in cui, tra le altre cose, puoi vedere e/o credere cose che non esistono o non vedere cose che esistono (a causa di una perdita di capacità di fare associazioni logiche).

Entrambi gli scenari sono sempre più comuni nel modo in cui molte persone interpretano le informazioni che consumano sui social network, come quando leggono “disinformazioni” anzichè “informazioni” o screditano qualcuno o qualcosa.

 

Campagne immaginarie

Un esempio è quello che stiamo vivendo oggi da ormai oltre un mese. La causa è il coronavirus, al secolo Covid-19. Sui social spopolano i meme che il più delle volte fanno ridere. Ma tra questi spopolano (dis)informazioni e certa stampa veicola quelle che oggi amiamo definire fake news. Insomma, il web è una giungle in cui occorre acchiappare al volo la notizia giusta, reale, corretta. Occorre, da parte del lettore, una grande capacità di logica e ragione che gli diano modo di valutare quel che sta leggendo. Ma serve anche che chi legge legga veramente quanto scritto e non lo interpreti a sua volta disinformando chi ha vicino e con cui condivide la notizia. Insomma, anche noi lettori, spesso, veicoliamo notizie a modo nostro e diventiamo complici diretti di quanto abbiamo voluto credere.

I commenti circolano a favore e contro. Si raggiungono “conclusioni” senza analizzare gli aspetti di base, come se i messaggi mostrassero le caratteristiche tipiche delle campagne organizzate. Alcune di queste caratteristiche sono: se la maggior parte dei messaggi viene emessa da account anonimi, se usano le stesse frasi e meme, se vengono ripetuti in modo sproporzionato, se esiste una rete di account pre-organizzati per amplificare i messaggi, ecc.

 

Campagne ovvie

Ironia della sorte, ci sono anche quelli che non vedono le cose che hanno davanti. Accade quindi che i messaggi siano un riflesso delle opinioni degli utenti reali che giungono ad altri ancora che possono persino unirsi alla campagna, condividendo i loro messaggi o usando l’hashtag nei propri commenti. Quest’ultimo caso può rendere più confuso identificare quali discussioni sono vere e quali siano campagne artificiali, dal momento che entrambi possono essere mescolati in misura maggiore o minore.

 

Psicosi informativa

Vedere cose dove non ce ne sono e/o non vedere le cose che sono in primo piano quando si leggono notizie e dibattiti pubblici genera uno stato di disconnessione con la realtà, una sorta di psicosi informativa, che invalida precisamente l’obiettivo di informare e facilita la manipolazione dei cittadini in una democrazia.

I meccanismi di manipolazione del traffico nei social network sono sempre più elaborati e in grado di individuare i messaggi in base alle credenze di ogni persona. Ecco perché è essenziale cercare sempre di identificare quando una discussione sui social network si svolge spontaneamente e quando è stata davvero orchestrata da qualcuno.

Ovviamente non puoi aspettarti che le persone applichino le tecniche o le reti di analisi del traffico (che possono essere relativamente complesse) ogni volta che entrano in una piattaforma, ma possono imparare a guardare alcune delle caratteristiche comuni delle campagne. Queste contemplano la possibilità che la maggior parte dei messaggi siano emessi da account anonimi, se usano le stesse frasi e meme, se li ripetono in modo sproporzionato, se esiste una rete di account pre-organizzati per amplificare i messaggi, ecc.

Richiede anche di non assumere le cose senza prima considerare altre opzioni, come non assumere che le opinioni con cui non sei d’accordo facciano sempre parte di qualche cospirazione o, al contrario, non assumere che un gran numero di messaggi rappresenti davvero l’opinione di molte persone.

Non prendere queste precauzioni è irresponsabile come collegarsi al conto bancario su Internet senza proteggere il codice di accesso o leggere ad alta voce il numero della carta in un luogo pubblico.