Ormesi: quando uno stress controllato può allenare il corpo

Quando lo stress, in piccole dosi, può diventare uno stimolo

La parola stress viene quasi sempre associata a qualcosa di negativo. Ansia, tensione, stanchezza, insonnia e sovraccarico sono infatti alcune delle conseguenze più comuni quando l’organismo rimane troppo a lungo in uno stato di allerta.

Ma esiste una situazione apparentemente paradossale: uno stimolo stressante, se breve, controllato e seguito da un adeguato recupero, può attivare risposte di adattamento.

È questo il principio alla base dell’ormesi, un fenomeno biologico secondo cui una determinata dose di uno stimolo potenzialmente stressante può provocare una risposta adattiva dell’organismo.

Il concetto è importante perché introduce una distinzione fondamentale: non tutto lo stress funziona allo stesso modo.

Che cos’è l’ormesi

L’ormesi descrive una risposta dose-dipendente. In termini semplici, uno stimolo che a livelli elevati può essere dannoso, a livelli moderati può attivare meccanismi di adattamento.

È un principio studiato in diversi ambiti della biologia e della fisiologia.

Tra gli esempi discussi in questo contesto troviamo l’esposizione al freddo, l’attività fisica e altri stimoli brevi che sottopongono l’organismo a una sollecitazione temporanea.

Il punto centrale, però, è la dose.

Uno stress controllato non equivale allo stress cronico, quello che invece può mantenere il sistema dell’organismo in una condizione prolungata di allerta e contribuire al malessere.

Il caso dell’acqua fredda

L’immersione improvvisa in acqua fredda rappresenta uno degli esempi più intuitivi di stressor acuto.

Il corpo percepisce immediatamente la variazione termica e attiva una serie di risposte fisiologiche. Respirazione, frequenza cardiaca, pressione sanguigna e attività del sistema nervoso autonomo possono modificarsi rapidamente.

È proprio questa risposta intensa a rendere il freddo un interessante modello per studiare l’adattamento allo stress.

Tuttavia, è importante evitare una semplificazione molto diffusa: dire che l’acqua gelida produca automaticamente un “reset neurovegetativo”, abbassi immediatamente il cortisolo e “spenga l’ansia” è troppo categorico.

La risposta al freddo è complessa e, nella fase iniziale, può persino aumentare l’attivazione fisiologica.

Il ruolo del nervo vago

Nel parlare di freddo e regolazione dello stress viene spesso chiamato in causa il nervo vago, una componente importante del sistema nervoso parasimpatico.

Il parasimpatico partecipa ai processi associati al recupero e alla regolazione delle funzioni corporee. Il nervo vago contribuisce, tra le altre cose, alla modulazione della frequenza cardiaca e alla comunicazione tra cervello e diversi organi.

Ma anche in questo caso è necessario fare attenzione alle formule troppo semplicistiche.

Il nervo vago non è un interruttore che spegne istantaneamente l’ansia.

La risposta dell’organismo a uno stimolo come il freddo coinvolge più sistemi contemporaneamente e dipende dall’intensità dello stimolo, dalla durata, dalle caratteristiche individuali e dal contesto.

Lo stress può diventare allenamento?

È proprio qui che l’ormesi diventa particolarmente interessante dal punto di vista psicologico.

L’idea non è cercare continuamente situazioni stressanti, ma comprendere che l’organismo possiede capacità di adattamento.

L’esercizio fisico, per esempio, sottopone il corpo a una sollecitazione che viene seguita dal recupero. Nel tempo, questa alternanza può contribuire a migliorare la capacità dell’organismo di affrontare lo sforzo.

Un principio analogo viene studiato anche per altri stressor controllati.

La parola chiave è quindi adattamento, non sofferenza.

Il problema dello stress cronico

La differenza rispetto allo stress quotidiano prolungato è sostanziale.

Quando le richieste percepite superano continuamente le risorse disponibili e non esistono sufficienti momenti di recupero, l’organismo può rimanere in una condizione di attivazione persistente.

In questo scenario non stiamo più parlando di un breve stimolo che permette al corpo di adattarsi.

Stiamo parlando di un carico che può diventare usurante.

Ecco perché trasformare l’ormesi in una sorta di filosofia del “più stress fa bene” sarebbe un errore.

L’organismo non ha bisogno di essere costantemente messo alla prova.

Ha bisogno di alternare stimolo, adattamento e recupero.

Anche la mente ha bisogno di recupero

La stessa prospettiva può essere interessante sul piano psicologico.

Affrontare volontariamente piccole difficoltà, uscire gradualmente dalla propria zona di comfort e imparare a tollerare una certa quantità di disagio può contribuire a sviluppare maggiore fiducia nelle proprie capacità.

Ma questo non significa esporsi deliberatamente a esperienze traumatiche o a situazioni di stress intenso.

La crescita psicologica non nasce dalla sofferenza in sé.

Nasce dalla possibilità di affrontare una difficoltà con risorse sufficienti, elaborarla e recuperare.

Freddo e ansia: attenzione alle promesse

Negli ultimi anni l’esposizione all’acqua fredda è diventata popolare anche come presunto rimedio naturale contro ansia, stress e depressione.

La realtà scientifica è più prudente.

Alcune ricerche suggeriscono possibili effetti sulla risposta allo stress e sul benessere, ma non significa che una doccia fredda possa sostituire un trattamento psicologico o medico quando esiste un problema clinicamente significativo.

Inoltre, l’esposizione improvvisa al freddo può provocare una risposta cardiovascolare importante. Non è quindi una pratica da considerare automaticamente sicura per chiunque.

La lezione dell’ormesi

Forse la parte più interessante dell’ormesi non riguarda il ghiaccio, le docce fredde o le mode del momento.

Riguarda un principio più generale: il nostro organismo non è statico.

È continuamente impegnato ad adattarsi all’ambiente, alle richieste fisiche e alle esperienze che attraversiamo.

Uno stimolo adeguato può rappresentare un’occasione di adattamento. Uno stimolo eccessivo o prolungato, invece, può diventare un problema.

La differenza non è soltanto nello stress.

È nella dose, nella durata, nella capacità individuale di adattamento e soprattutto nel recupero.

E forse è proprio questa la lezione più utile: non abbiamo bisogno di eliminare ogni forma di stress dalla nostra vita. Abbiamo bisogno di imparare a distinguere quello che ci allena da quello che ci consuma.

Foto di Jul S da Pixabay