Pensare troppo non è sempre pensare meglio
Capita a tutti: un messaggio non ricevuto, una riunione importante, una scelta da fare. La mente comincia a girare in tondo, immaginando ogni possibile scenario. È l’overthinking, la tendenza a pensare e ripensare a eventi futuri con ansia e preoccupazione, senza riuscire ad agire.
A differenza della riflessione sana, che porta chiarezza, l’overthinking blocca. È come tenere acceso il motore di un’auto senza mai partire: consumiamo energia mentale restando fermi.
Overthinking e rimuginazione: due facce diverse della mente
Spesso vengono confusi, ma non sono la stessa cosa.
- L’overthinking riguarda il futuro: nasce dall’ansia e dal bisogno di controllare ciò che non è ancora accaduto.
- Il rimuginio, invece, guarda al passato: è il continuo rivivere errori, parole dette, occasioni perse, tipico degli stati depressivi.
Entrambi logorano, ma in modi diversi: il primo genera allerta e agitazione, il secondo colpa e rassegnazione.
Una società che alimenta il pensiero eccessivo
Viviamo immersi in una cultura che premia la rapidità, la performance e la connessione continua. Ogni notifica, confronto social o opinione altrui stimola il cervello e lo spinge a restare costantemente in allerta.
Non stupisce che l’overthinking sia diventato una condizione quasi universale, accentuata dalla sensazione di non poter mai sbagliare.
Un recente sondaggio internazionale rivela che l’81% delle persone trascorre più di tre ore al giorno a rimuginare sulle proprie azioni, spesso anche su questioni banali come cosa mangiare o come rispondere a un messaggio. È la prova che il pensiero eccessivo è ormai parte della nostra quotidianità.
Chi è più a rischio
Non tutti sono ugualmente vulnerabili. Le ricerche mostrano che l’overthinking colpisce soprattutto:
- i giovani adulti (19-35 anni), costantemente esposti a scelte e confronti;
- le donne, che tendono a interiorizzare maggiormente le preoccupazioni;
- i perfezionisti, che vogliono evitare ogni errore;
- gli ansiosi, che cercano di prevedere e controllare ogni variabile;
- chi ha bassa autostima o esperienze traumatiche passate, e usa il pensiero come forma di protezione.
In generale, l’overthinking nasce dove manca fiducia: in se stessi, negli altri o nel futuro.
Quando la mente stressa il corpo
Pensare troppo non stanca solo la mente. Diversi studi dimostrano che l’overthinking altera i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, con effetti fisici come:
- insonnia,
- tensione muscolare,
- stanchezza cronica,
- difficoltà di concentrazione.
È come se il cervello, anticipando problemi inesistenti, mettesse il corpo in uno stato di allerta permanente.
Come fermare l’overthinking: strategie pratiche
L’obiettivo non è “smettere di pensare”, ma imparare a pensare in modo utile.
1. Il pensiero alternativo
Riconoscere il pensiero disfunzionale è il primo passo. Chiediti:
- Questo pensiero mi aiuta o mi blocca?
- È basato su fatti o su paure?
- C’è un modo più realistico di vedere la situazione?
Le distorsioni cognitive — come il catastrofismo (“andrà tutto male”) o il tutto-o-niente (“se sbaglio una volta, fallisco per sempre”) — possono essere smontate con riflessioni più equilibrate.
2. La tecnica 5-3-1
Un esercizio utile per chi si perde nei pensieri: pensa per 5 minuti, decidi in 3, agisci entro 1. Aiuta a uscire dalla paralisi mentale e tornare al presente.
3. Il diario e il parcheggio mentale
Scrivere i pensieri riduce il loro potere. Metterli su carta permette di vederli con distanza. Alcune persone trovano utile “parcheggiarli” in una scatola o una busta, come gesto simbolico per metterli da parte.
4. Distrazione e limiti
Quando ci si lascia troppo tempo libero, la mente riempie i vuoti con preoccupazioni. Darsi un tempo limite per pensare e poi passare all’azione — o a un’attività concreta — aiuta a spezzare il ciclo.
5. Respirazione e mindfulness
Tecniche come la respirazione 4-7-8 (inspira per 4 secondi, trattieni per 7, espira per 8) o la meditazione “body scan” riportano l’attenzione sul presente, riducendo l’attività mentale automatica.
Quando serve chiedere aiuto
L’overthinking in sé non è una malattia, ma può essere un campanello d’allarme. Se i pensieri intrusivi interferiscono con la vita quotidiana, il sonno o le relazioni, è consigliabile rivolgersi a uno psicologo o psicoterapeuta.
Le terapie cognitivo-comportamentali sono tra le più efficaci per imparare a riconoscere e gestire il pensiero eccessivo, sviluppando strategie di azione più concrete.
Pensare è una risorsa, ma quando diventa un labirinto mentale, il rischio è perdersi. L’overthinking non risolve, sospende: tiene la mente occupata ma lontana dalla realtà.
La chiave è imparare a dosare la riflessione e a dare al pensiero un tempo, un posto e un confine. Solo così la mente torna ad essere uno strumento, non una trappola.
Foto di Teena Lalawat su Unsplash