Archivio mensile Settembre 2019

Federica DiFederica

Social Network, una moderna versione de La finestra sul cortile

La popolarità di una persona, oggi, si misura in Mi piace e Followers. La generazione di Facebook e Instagram la vive così, spesso scadendo in una vita grigia fatta di un consenso altrui che non arriva. Erano stati creati per unire, i social media. Hanno finito per dividerci.

Hanno diviso le platee, hanno diffuso la violenza, hanno dato la parola a tutti. Veramente tutti. Quest’ultimo aspetto dovrebbe essere decisivo e decretarne l’effettivo mood positivo e sinonimo di utilità che, spesso, gli convogliamo. No, non è così se l’inciviltà si nasconde dietro uno schermo e l’opinione e la libertà di parola viene confusa con l’offesa gratuita, il vilipendio, lo sproloquio e la bestemmia.

 

Non sono contraria ai social network

Anzi. Nonostante quel che possa sembrare da quanto esposto finora, ritengo che essi abbiano cambiato il nostro atteggiamento verso l’informazione, verso i confini che spesso tentiamo di stringere e, invece, i social cercano di aprire e allargare.

Il problema non sono i social media, sono le persone. Non dimentichiamo che queste piattaforme, siano esse dedicate alle immagini, alla condivisione di status e di vite parallele, sono pur sempre cose e sono fatte da chi le fa. Non possiamo, infatti, scagliarci contro Facebook se nei commenti ci sono come ingredienti odio e violenza. Questi sono il frutto di menti sottosviluppate. Non possiamo nemmeno additare Instagram o, ancora, Facebook per la diffusione di immagini inutili. Spetta a chi le pubblica avere il buon gusto di discernere l’utilità dal non avere alcun significato. Sì, vale il discorso “se per me vuol dire qualcosa, la pubblico“. Ma è pur vero che come non andiamo per strada in mutande, sarebbe il caso di riconoscere che le community, seppur virtuali, sono pur sempre comunità, appunto.

No, su Facebook (sembra) tutto è lecito. I ragazzini possono offendere coetanei e professori, gli adulti possono offendere altri adulti e dire la propria opinione non richiesta. Come dicevo, il problema non sono i social, bensì le persone e il loro “parlare” pur tacendo.

Come quando arriva, un giorno un Mi piace da parte di un contatto che neppure si credeva di avere più nell’elenco delle proprie amicizie. Non so se ricordate quel capolavoro de La finestra sul cortile di Alfred Hitchcock. Bene, lui in sedia a rotelle che, con il binocolo scruta l’edificio di fronte la sua finestra per scoprire il colpevole di un ipotetico omicidio. Siamo tutti un po’ quel James Stewart che scandaglia il prossimo e la sua vita. Siamo tutti un po’ nascosti da quel mistero che è una finestra che lascia intravvedere, ma non dà la sicurezza che, dietro la tendina, ci sia realmente qualcuno. Siamo tutti un po’ quel vicino di casa che, ad un certo punto e chissà perchè, vuole farci sapere che c’è, che partecipa del nostro vissuto o che, semplicemente, ci fa capire che non gli interessa con l’indifferenza del passare oltre e scrollare – come sarebbe più indicato dire.

E allora, non è forse vero il fatto che Facebook – per nominare solo il social media per antonomasia – è un grande condominio che ci apre le finestre sul mondo ma siamo noi a decidere se lasciarle aperte o no? Siamo noi a decidere come interagire con questi condomini/utenti su questo o quel problema/argomento/situazione/avvenimento?

Il problema, dunque, non sono i social media. Ma le persone.

Federica DiFederica

I social network possono causare depressione negli adolescenti: come riconoscerne i segnali

La vita digitale spesso incontrollata produce un effetto non sempre positivo sul benessere di adolescenti e giovani internauti. Questa situazione ha portato gli scienziati di tutto il mondo a cercare prove per capire in che modo i social network possono influenzare l’equilibrio mentale di chi usa e abusa di essi.

Instagram, ad esempio, è spesso direttamente collegato alla nostra autostima, immagine e valore. L’avere molti o pochi Mi piace può mettere in discussione chi siamo e cosa facciamo. Photoshop è la panacea per migliaia di follower, ma non è mai abbastanza.

Stiamo tutti confrontandoci con gli altri e ci sentiamo male perché c’è sempre qualcuno che ci mette a disagio“, afferma chi è devastato dall’uso dei social. Ma c’è anche chi ha deciso di reagire: apparire senza trucco o filtri è ormai una prova di coraggio.

Per gli esperti, la moltiplicazione di immagini che suggeriscono vite perfette può trasformarsi in tormento: “Riteniamo che il tempo trascorso al confronto sociale, come le immagini di colleghi che mostrano corpi perfetti, sia correlato ai sintomi di depressione adolescenziale “, ha spiegato Elroy Boers, del Dipartimento di Psichiatria dell’Università di Montreal, in Canada.

 

Salute mentale

Per quattro anni, 3.800 giovani, di età compresa tra 12 e 16 anni, hanno risposto ai questionari sul tempo trascorso davanti ai diversi tipi di social network e ai loro sintomi di depressione. Secondo Boers, oltre al fenomeno del confronto, un’altra ipotesi è che gli algoritmi di rete (che consentono di distribuire agli utenti contenuti simili a quelli a cui si ha accesso) possano rafforzare le condizioni depressive. Se l’utente cerca “magrezza” o “depressione”, viene offerto più contenuto relativo al tema. Nello studio non è stato possibile identificare il legame tra videogiochi e depressione.

Tra le crescenti preoccupazioni per la salute mentale nei giorni di Internet, Instagram ha annunciato la fine dei Mi piace per la visualizzazione di foto e video. L’iniziativa ha affrontato già alcuni test. “Non vogliamo che le persone si sentano come se fossero in competizione“, hanno fatto sapere. Un sondaggio del 2017 della Royal Society for Public Health (RSPH), nel Regno Unito, ha riconosciuto la rete come la peggiore per la salute mentale dei giovani.

Anche altre società stanno apportando modifiche considerando le loro piattaforme. Twitter sta studiando la capacità di nascondere i pulsanti Mi piace e Retweet. E su Facebook e Instagram, il controllo del tempo trascorso su piattaforme è già possibile tramite Strumenti.

Contro il bullismo, un altro fattore nello squilibrio emotivo dei giovani, Instagram ha anche annunciato una funzione di avviso di offesa. Per proteggersi da sensazioni spiacevoli, una raccomandazione medica è quella di cercare un contatto faccia a faccia con le persone, il che rimane la migliore via d’uscita contro la sensazione di isolamento.

 

Fare attenzione ai segnali

Non è semplice notare la depressione nei bambini. “Difficilmente parleranno“, affermano gli psichiatri. L’isolamento, un repentino cambiamento di umore e un improvviso scambio di amici indicano che è tempo di accendere la luce gialla. Se viene rilevata un’angoscia relativa a Internet, è necessario chiedere aiuto professionale. In alcuni casi, può essere raccomandato smettere di seguire profili dannosi o addirittura di abbandonare alcune piattaforme per un po’.

Ma ecco altri segnali da non trascurare:

1. Tempo sui social network: i genitori dovrebbero essere consapevoli del comportamento dei propri figli, come il tempo di connessione e il contenuto visualizzato e pubblicato.

2. Durata dell’uso dello schermo: è importante assicurarsi che l’uso di Internet non si sovrapponga all’interazione faccia a faccia con la famiglia, gli amici e l’attività fisica.

3. Routine e riposo: anche la consueta routine del sonno deve essere preservata.

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