Archivio mensile Lug 2017

Federica DiFederica

I social network possono distruggere la nostra carriera?

Se usiamo i social network per pubblicare le fotografie della nostra vacanza o per comunicare con i nostri clienti, la linea tra personale e professionale può a volte essere sfocata, sfumata, debole. Un discreto numero di studi recenti hanno messo in evidenza il livello di contenuti pubblicati sui siti di social networking qualificati di professionisti – in questo caso medici (che postavano imprecazioni, fotografie di natura sessuale o violazioni della riservatezza dei dati medici dei pazienti). Anche se questo comportamento è stato osservato in diverse fasi della ricerca, i livelli di comportamento riprovevole erano più elevati tra professionisti e medici neolaureati. 

“Qualsiasi medico che usa i social network deve essere consapevole riguardo la protezione delle informazioni private del paziente, compresi gli account personali”, riferisce Toni Brayer, CEO di Sutter Pacific Medical Foundation di San Francisco.

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Federica DiFederica

Abusare dei social network provoca disturbi del sonno

Andare a letto e spegnere le luci. All’improvviso, la luce del nostro smartphone lampeggia, annunciando una notifica. Cosa facciamo, allora? Un nuovo studio afferma che tutti coloro che controllano il proprio account di social networking – da Facebook a Twitter, da Instagram a  Youtube, da Snapchat a LinkedIn – molto spesso hanno più probabilità di avere disturbi del sonno rispetto a quelli che li usano con moderazione.

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Federica DiFederica

Amore e relazioni ai tempi dei social: quando non vedersi è la freccia di Cupido

I social network oggi e le messaggerie ieri. Chi non ha usato MySpace o MSN Messenger? Innamorarsi era estremamente facile: dietro uno schermo, chi ci scriveva era l’esatto ritratto di chi avremmo voluto accanto. Non importa se i canoni di bellezza – non mi riferisco a misure giunoniche per le donne o tartarughe spiaggiate per gli uomini, ma al personalissimo concetto di “modello ideale” – poi non aveva riscontro nella realtà.

Dietro uno schermo siamo tutti “belli”. E lo siamo davvero, forse perchè è dietro l’anonimato di uno schermo di un computer o di un’app di messaggeria che ci presentiamo come siamo dentro. E quel “dietro” diventa un miracolo “dentro”.

Poi arriva la voglia dell’incontro – voluto da entrambi o da una delle parti. C’è l’ansia dell’attesa, il nervoso delle aspettative, la paura di deludere e di venire delusi. Fino al giorno dell’incontro. Ed il resto può avere solo due vie: un futuro o una bella amicizia.

La prosecuzione di un contatto spetta dall’intelligenza di entrambi. Troncare i rapporti quando fino ad allora ci si è confidati ed aperti denota superficialità e scarsa intelligenza. L’aspetto non è tutto, dicono alcuni. Ma se si è fatto breccia nel cuore di qualcuno per le parole che si sono concesse, si dovrebbe immaginare che si possa continuare a darle anche in un ipotetico dopo.

Ma il mondo delle chat è questo. Se da un lato ci sveliamo per come siamo, dall’altro – quello della realtà vissuta allo scoperto – ci si mette in gioco con quello che realmente siamo. Che potrebbe piacere e non piacere. Un tempo si parlava di maschere e di “uno, nessuno, centomila”. Bene, oggi lo siamo. Siamo centomila persone in una chat o in un social, ma siamo unici e nessuno nella società.

Come ogni cosa, però, questo porta a dei pro e dei contro. La libertà di essere quelli che si è nascosti da un’aspettativa altrui. E l’aspettativa altrui che mortifica la nostra libertà di essere.

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