Screenshot e registrazione video e vocale: quando sono violazione della privacy

Federica DiFederica

Screenshot e registrazione video e vocale: quando sono violazione della privacy

Vogliamo parlare di registrazioni e screenshot rubati al povero malcapitato ignaro di essere oggetto – spesso – di derisione e cattiveria e pubblico ludibrio?

Parliamone pure. Una cosa che non accetto e che mi viene da associare ad una vigliacca pugnalata alle spalle è la possibilità di essere fotografata o registrata nell’atto di svolgere un’attività lavorativa o, semplicemente, di starmene per i fatti miei.

Eppure, purtroppo, questo vile atto di codardia accade fin troppo spesso. E sento racconti di screenshot che diventano una sorta di buongiorno se accompagnati da un viso non molto fotogenico o altrettanti screenshot di conversazioni poi gentilmente condivise in cambio di un favore o un promettente “a buon rendere”. E sento di registrazioni (vocali o video non fa differenza) di colleghi in cerca di momenti di gloria nel condividere il malcapitato che parla sul posto di lavoro o di conversazioni letteralmente rubate per scopi la maggior parte delle volte molto discutibili.

Così mi sono informata e ho cercato delucidazioni per capire se tutto ciò costituisce violazione della privacy e se può essere punito penalmente. Ahimè, mi accorgo che non c’è tutela e vi riporto alcune righe che ho trovato interessanti: “l’atto di registrare o filmare, di nascosto, una conversazione tra privati, utilizzando un cellulare o un altro apparecchio di ultima generazione con lo scopo di prevenire illeciti come un’ingiuria o una minaccia, o per precostituirsi la prova di una confessione che consenta di esercitare un diritto, non costituisce né reato, né lesione della privacy.

Ma bisogna fare attenzione perché viene considerato lecito registrare le dichiarazioni di un’altra persona ignara, a condizione di non trovarsi all’interno della sua abitazione, residenza, dimora, ufficio, automobile o in qualsiasi altro luogo ove si svolge la sua vita privata.

In questo caso scatterebbe il reato di illecita interferenza nell’altrui vita privata mentre non scatta alcuna violazione della privacy nel caso di registrazione avvenuta su una pubblica via, su un mezzo pubblico, in una palestra o in altro luogo di ricreazione, all’interno di un ufficio pubblico.

Medesima considerazione vale nel caso di filmato video: la ripresa, effettuata con uno smartphone o altra telecamera, deve essere interdetta nei luoghi di privata dimora. Invece, potrà effettuare la registrazione il soggetto, che si trova in casa propria, nella propria automobile, nel proprio studio: così il professionista potrebbe registrare le dichiarazioni del cliente seduto al di là della scrivania o chi guida la propria vettura può registrare le dichiarazioni del trasportato.

Negli ambienti di lavoro, invece, esistono regole più ferree, posto il divieto di strumenti di controllo a distanza nei confronti dei dipendenti. Tuttavia la giurisprudenza ha considerato valida la sottrazione, da parte del lavoratore, di documenti riservati di azienda se utilizzati per far valere un proprio diritto in processo.

La registrazione anche se lecita non implica però il diritto di diffonderla o, peggio, di pubblicarla su un social network come Facebook : la registrazione serve alla tutela di diritti davanti ad un giudice e non per pettegolezzi o peggio diffamazione perché potrebbe scattare il reato di lesione dell’altrui privacy.

Letto ciò, non convinta, faccio le mie dovute considerazioni. Penso alle donne che si sono tolte la vita perché immagini o video privati con il proprio ex partner sono stati esposti al pubblico ludibrio su squallidi gruppi Whatsapp. È questo, spesso, il mezzo di comunicazione più utilizzato per deridere qualsiasi soggetto. Penso alle persone che hanno perso lavoro e posizione per aver espresso una propria opinione ed essere accoltellati alle spalle perché il loro punto di vista era stato condiviso proprio con chi “non doveva sapere”. Una volta erano le pettegole e poi i “mi raccomando, fra me e te”. Oggi, i moderni mezzi di comunicazione facilitano questo scambio di cattiverie, poiché altro non sono. Non c’è niente di professionale o leale nel non coinvolgere o deridere l’altrui persona. Anzi, lo trovo un modo frustrante e avvilente di sottolineare il proprio squallore e la constatazione di non avere argomenti se non sempre è solo quelli degli altri.

Dunque, non sarà lesione della privacy per la legge, ma per la persona sì. E non è questione di personaggi pubblici o privati, di luoghi pubblici o privati. È questione di offesa personale inscenata con la più ignobile e bassa codardia umana: il farlo alle spalle.

Info sull'autore

Federica

Federica administrator

Ho studiato Shakespeare all'Università e mi ritrovo a scrivere di tecnologia, smartphone, robot e accessori hi-tech da anni! La SEO? Per me è maschile, ma la rispetto ugualmente. Quando si suol dire "Sappiamo ciò che siamo ma non quello che potremmo essere" (Amleto, l'atto indovinatelo voi!)

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