Social Network

Federica DiFederica

Effetto “Mi piace” dei social media sul cervello e comportamento degli adolescenti

Gli stessi circuiti cerebrali attivati ​​mangiando cioccolato e vincendo denaro vengono attivati ​​quando gli adolescenti vedono un gran numero di “Mi Piace” sulle proprie foto postate su un social network. E’ questo il risultato di un nuovo studio in cui i ricercatori hanno letteralmente scansionato il cervello degli adolescenti mentre usano i social media.

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Quali sono i comportamenti sicuri sui social network – Parte 2

Dopo aver approfondito gli aspetti negativi di un comportamento scorretto sui social network, analizziamo queli sono quelli sicuri. Le azioni elencate nel precedente articolo, sono sicuramente legati ad un certo social networking “evitabile”.

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Quali sono i comportamenti rischiosi sui social network – Parte 1

Ecco un elenco di azioni sui social network che possono avere risultati terribili, accompagnati dalle più comuni minacce di sicurezza che potrebbero comportare. Non solo per i nostri figli, ma anche per noi stessi, utenti assidui o meno di piattaforme di condivisione.  Maggiori informazioni

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Una storia cronologica dell’evoluzione dei social media

Ripercorriamo velocemente l’evoluzione e la storia dei social media. Gli esseri umani sono creature sociali, abbiamo bisogno di interazioni sociali per mantenere una vita e una mente sani. Possiamo pensare di poter affrontare ogni cosa senza l’aiuto di altri, possiamo trovare fastidiosi alcuni contesti sociali, ma provate a vivere senza interazioni sociali per mesi o anni. Non sorprende, quindi, che i siti di social media e le applicazioni per essi media siano oggi così popolari.

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5 effetti che i social network hanno su di noi

I ricercatori vogliono approfondire le dinamiche del comportamento umano e l’interazione delle persone con la tecnologia e i social media. Alcuni dei risultati delle ricerche finora condotte ci confermano quello che già sapevamo. I social network, in generale tutti, dicono molto di noi, tanto che per alcuni diventano – o sono diventati di diritto –  una vera e propria scienza sociale.

Diamo un’occhiata, quindi, a ciò che la scienza dice di noi e delle nostre reti sociali.

Photo taking/foto cibo = disturbo alimentare

Se non ne avete ancora sentito parlare, la fotografia alimentare è stata considerata un segnale di malattia mentale. Uno studio sul fetish alimentare ha parlato di questo fenomeno, asserendo che potrebbe essere un segnale per i disturbi del peso.

Non tutti coloro che lo fanno hanno un problema con il cibo. Ma il fenomeno è così diffuso che alcuni ristoranti hanno cominciato a vietare di fotografare il cibo.

Connessioni online/offline

Uno studio della Brigham Young University si basa sulle risposte di 491 intervistati e ha concluso che gli adolescenti che si connettono con i loro genitori alle reti di social media come Facebook e Twitter hanno un miglior rapporto con loro offline. Sono anche meno a rischio di essere depressi o di comportarsi in modo aggressivo.

Tuttavia non si può dire lo stesso per i rapporti coniugali. Fra i colpevoli che potrebbero condurre ad una rottura o al divorzio tra utenti eccessivi di Facebook sono “la sorveglianza del partner” e la gelosia derivante da un partner che rimane in contatto con il proprio ex. Uno studio afferma che le relazioni di meno di 3 anni sono più facilmente colpite da queste influenze, mentre quelle più lunghe sono più immuni da questa influenza.

Amatevi, e amate il vostro social network

Siamo abbastanza sicuri che ci sia una dose sana di narcisismo, necessario se utenti attivi dei social media. Ma sapevate che c’è uno studio che può farne una scienza? “Facebook è uno specchio e Twitter è un megafono“, dice questo studio di University of Michigan che esplora come questi strumenti incoraggino il narcisismo a livelli piuttosto importanti.

I giovani valutano l’importanza delle proprie opinioni. In sostanza, se si dispone di un parere che si desidera trovare in un pubblico, Twitter è lo strumento per voi. Gli adulti di mezza età hanno preferito spostarsi su Facebook, formando un portafoglio delle loro scelte di vita e modellandolo ad una versione da far approvare ai propri ambienti sociali.

Il lato dannoso di Facebook

Larry Rosen, professore di psicologia presso la California State University, un esperto sul legame tra psicologia e tecnologia, dice che gli adolescenti presenti su Facebook mostrano “tendenze narcisistiche”. Sono anche più inclini alla depressione, ai voti bassi, ai disturbi psicologici e ai problemi di salute futuri se trascorrono troppo tempo su Facebook. Sul lato opposto, anche gli adolescenti imparano a mostrare “empatia virtuale” agli amici online e (in qualche modo) nella socializzazione da dietro lo schermo. Rosen ha anche sottolineato un’accesa comunicazione diretta tra genitore e figlio anzichè lo stalking online o lo spionaggio attraverso le applicazioni. Tuttavia, è necessario impostare limiti e confini anziché avere una detox digitale.

Autostima, Facebook e Foto

Un rapido controllo di cinque minuti dei profili di Facebook può aumentare notevolmente l’autostima degli utenti. Il test chiede agli intervistati di associare aggettivi positivi e negativi con le parole me, io, io e me stesso. Più le associazioni sono positive, maggiore è l’autostima del rispondente. Gli utenti hanno più autostima dopo un rapido controllo dei propri profili.

Le foto sono l’indice più grande della propria autostima. Una foto può provocare un alto potere immediato nel confronto sociale e questo può innescare sentimenti di inferiorità. In altre parole, l’autostima è più facilmente colpita da ciò che vediamo postato su Instagram.

Conclusione

I media sociali hanno sicuramente un impatto su quello che siamo e le persone che ci circondano. È uno strumento a cui siamo associati a livello personale, così personale che le cose che si fanno sui social network come Facebook potrebbero farci mescolare persino con individui con intenti criminali. Forse è per questo che i ricercatori e gli psicologi sono così desiderosi di studiare come interagire con altri esseri umani dietro l’anonimato di uno schermo.

Fatemi sapere se siete d’accordo con quello che alcuni di questi scienziati sostengono.

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È da codardi nascondere la propria identità online?

Si risponde ai blog, alle notizie lette e su altri siti online riguardo qualsiasi cosa attraverso un nome falso. La domanda è: perché? Perché nascondersi? Nel corso degli anni, sui vai blog che ho “partorito” e sui diversi siti sui quali ho scritto, ho scoperto che i post più velenosi, cattivi e incivili erano scritti quasi sempre da persone “nascoste” dietro un nome falso. C’è semplicemente un rifiuto di responsabilità quando si invia un commento da anonimi. Questo è probabilmente il motivo per cui molti siti iniziano a richiedere l’uso di nomi reali se si desidera rispondere.

Non molto tempo fa, il direttore marketing di Facebook (e la sorella del fondatore Mark), Randi Zuckerberg, ha annunciato che l’anonimato “dovrebbe essere eliminato”. In quell’occasione, aggiunse: “Penso che l’anonimato su Internet debba essere evitato. Le persone si comportano molto meglio quando hanno i loro nomi reali in evidenza. Penso che le persone si nascondono dietro l’anonimato e credono di poter dire tutto ciò che vogliono dietro le porte chiuse”.

Credo che se tutti noi postassimo o commentassimo sotto nomi reali, il livello di cattiveria diminuirebbe e il livello complessivo di discussioni e conflitti diminuirebbe, per veder aumentare, al contrario, opinioni e scambi di punti di vista. In particolare, le persone dovrebbero essere sensibilizzate ad essere responsabili delle loro opinioni, delle accuse e delle idee.

Agli albori di Internet, tutti si preoccupavano degli stalkers. Ma, oggi, semplicemente regolando le impostazioni di Facebook si finisce per non essere più preoccupati di chi ci legge, segue o spia. Ma è bene che, interagendo, si faccia sapere chi si è. Basta, dunque, a tramonti o profili dietro l’immagine di questo cantante o attore. O, volete mettere? Quell’uovo inquietante sul profilo anonimo di Twitter.

A mio parere, è un comportamento da codardo. Cosa ne pensate?

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Quanto sei dipendente dai social network?

Voi sapete che già esistono cliniche di disintossicazione per smartphone-dipendenti? Questi sono – solo i primi – segni che la passione per il social networking sta diventando un problema serio.

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I social network possono distruggere la nostra carriera?

Se usiamo i social network per pubblicare le fotografie della nostra vacanza o per comunicare con i nostri clienti, la linea tra personale e professionale può a volte essere sfocata, sfumata, debole. Un discreto numero di studi recenti hanno messo in evidenza il livello di contenuti pubblicati sui siti di social networking qualificati di professionisti – in questo caso medici (che postavano imprecazioni, fotografie di natura sessuale o violazioni della riservatezza dei dati medici dei pazienti). Anche se questo comportamento è stato osservato in diverse fasi della ricerca, i livelli di comportamento riprovevole erano più elevati tra professionisti e medici neolaureati. 

“Qualsiasi medico che usa i social network deve essere consapevole riguardo la protezione delle informazioni private del paziente, compresi gli account personali”, riferisce Toni Brayer, CEO di Sutter Pacific Medical Foundation di San Francisco.

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Abusare dei social network provoca disturbi del sonno

Andare a letto e spegnere le luci. All’improvviso, la luce del nostro smartphone lampeggia, annunciando una notifica. Cosa facciamo, allora? Un nuovo studio afferma che tutti coloro che controllano il proprio account di social networking – da Facebook a Twitter, da Instagram a  Youtube, da Snapchat a LinkedIn – molto spesso hanno più probabilità di avere disturbi del sonno rispetto a quelli che li usano con moderazione.

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Amore e relazioni ai tempi dei social: quando non vedersi è la freccia di Cupido

I social network oggi e le messaggerie ieri. Chi non ha usato MySpace o MSN Messenger? Innamorarsi era estremamente facile: dietro uno schermo, chi ci scriveva era l’esatto ritratto di chi avremmo voluto accanto. Non importa se i canoni di bellezza – non mi riferisco a misure giunoniche per le donne o tartarughe spiaggiate per gli uomini, ma al personalissimo concetto di “modello ideale” – poi non aveva riscontro nella realtà.

Dietro uno schermo siamo tutti “belli”. E lo siamo davvero, forse perchè è dietro l’anonimato di uno schermo di un computer o di un’app di messaggeria che ci presentiamo come siamo dentro. E quel “dietro” diventa un miracolo “dentro”.

Poi arriva la voglia dell’incontro – voluto da entrambi o da una delle parti. C’è l’ansia dell’attesa, il nervoso delle aspettative, la paura di deludere e di venire delusi. Fino al giorno dell’incontro. Ed il resto può avere solo due vie: un futuro o una bella amicizia.

La prosecuzione di un contatto spetta dall’intelligenza di entrambi. Troncare i rapporti quando fino ad allora ci si è confidati ed aperti denota superficialità e scarsa intelligenza. L’aspetto non è tutto, dicono alcuni. Ma se si è fatto breccia nel cuore di qualcuno per le parole che si sono concesse, si dovrebbe immaginare che si possa continuare a darle anche in un ipotetico dopo.

Ma il mondo delle chat è questo. Se da un lato ci sveliamo per come siamo, dall’altro – quello della realtà vissuta allo scoperto – ci si mette in gioco con quello che realmente siamo. Che potrebbe piacere e non piacere. Un tempo si parlava di maschere e di “uno, nessuno, centomila”. Bene, oggi lo siamo. Siamo centomila persone in una chat o in un social, ma siamo unici e nessuno nella società.

Come ogni cosa, però, questo porta a dei pro e dei contro. La libertà di essere quelli che si è nascosti da un’aspettativa altrui. E l’aspettativa altrui che mortifica la nostra libertà di essere.

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